Caro Sindaco…

scarfone beniaminoCaro Sindaco, Lei si propone sempre in maniera entusiasta con le sue dichiarazioni e le sue esternazioni a mezzo social. Ciò che, invece, vede e sente il cittadino, purtroppo, si discosta nettamente dalla visione che proviene da palazzo San Giorgio, dove sembra che i pesanti disagi sotto gli occhi di ognuno di noi abbiano una dimensione diversa, al di là della capacità di riconoscere o meno un problema ed essere chiari sulla sua eventuale soluzione.
Un dato, signor Sindaco, resta però incontrovertibile: ci siamo imbruttiti, nel senso estetico e in quello civico. Sa per quale motivo? Perché dalle Istituzioni devono arrivare gli esempi, e, onestamente, non sempre possiamo sentirci orgogliosi di quanto accade dalle nostre parti.
Da un lato il centrodestra dove la priorità dovrebbe essere ritrovare la strada perduta senza ripercorrere errori passati (necessaria in questo senso una visione della città guardando alla Reggio del 2030). Dall’altro l’amministrazione comunale: acqua del Menta; manutenzione ordinaria assente, straordinaria miraggio; discariche ovunque con denunce pubbliche che lo stesso comune ha indirizzato ad Avr ed Anas e che ritengo minimo inopportune, poiché bisognerebbe annunciare a cose fatte e risolte e non puntare solo il dito e poi non registrare nessun seguito alle azioni intraprese! E i cosiddetti Governi amici? Signor Sindaco in cosa è riuscito ad imporsi a livello nazionale e, soprattutto, regionale? Alla luce dei rapporti con Oliverio, nemmeno le deleghe per la città metropolitana sono giunte a piazza Italia. Neppure l’idea di farsi portavoce in ambito nazionale, attraverso l’Anci magari, affinché in riva allo Stretto si potessero reinserire le circoscrizioni a fronte delle necessità di raccordo che servono imprescindibilmente ad uno dei territori più vasti d’Italia, che invece, si trova senza nessun presidio. Della diga del Menta, dell’acqua promessa, resta soltanto (pur riconoscendo l’assoluta positività di bandire la plastica!) la distribuzione ai bambini (che nel frattempo magari non sanno come lavarsi in casa) di borracce con tanto di logo comunale in bella vista che trasformano un nobile intento in propaganda nelle scuole che dovrebbero restare per loro natura super partes. Nel mentre insegniamo loro che è normale camminare tra cumuli di spazzatura, e li facciamo disabituare alla bellezza ed al decoro.
Lei solo oggi chiede l’aiuto, pubblicamente, di un presidente di Regione che ancora non è insediato, poiché si è accorto, guarda caso, e cito testualmente che in tema rifiuti “qualcuno pensa di poter massimizzare i profitti sulle spalle dei cittadini e delle amministrazioni locali”. Perché sino ad un mese addietro le condizioni erano forse differenti? O cambiano in base al colore politico?
Tutto ciò arricchito dai requisiti del bilancio, oggi peggiori di quelle ereditate così come è facilmente comprensibile da una rapida lettura dei documenti contabili! Se in questi anni la situazione debitoria del comune di Reggio si è appesantita (certificata dai bilanci approvati dalla terna commissariale e successivamente dall’attuale amministrazione), nonostante non siano stati pagati i debiti provenienti dalle gestioni precedenti (poiché si è deciso di spalmarli negli anni), viene spontaneo chiedersi come siano state impegnate le somme a disposizione dell’ente per la gestione corrente, dal momento che di servizi la città ne ha visti ben pochi (e non c’è pericolo di smentita). Allora perché i residui sono sempre in aumento nonostante gli interventi straordinari? Alle montagne di rifiuti, inoltre, aggiungiamo le tantissime “cartelle pazze” della Hermes che proprio in questi giorni stanno circolando in riva allo Stretto (sarebbe interessante che un giorno qualcuno affrontasse il tema Hermes)! Un’amministrazione che chiede doveri, giustissimo, ma che non assicura diritti. E in nessun contesto può essere accettato che esistano gli uni senza gli altri.
Possiamo solo auguraci che la politica si riappropri del suo ruolo, che ritorni ad essere forte ed autorevole, che riesca a non farsi sopraffare dalla burocrazia che, in presenza di debolezza appunto, diventa il perno centrale di una comunità affievolendo il troppo importante e significativo concetto di democrazia.

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