Riflessioni sul Popolo delle Libertà

“Costruire il Nuovo Partito dalla scelta degli organismi territoriali e dalla costituzione dei gruppi consiliari”

 

Ogni evento, ogni avvenimento, che segna un cambiamento viene considerato un momento “storico” ed è intimamente legato ad un giorno, ad una data. Il 27, 28 e 29 marzo 2009 saranno ricordati nella politica italiana, non solo quale momento di fondazione del più grande partito della storia repubblicana italiana, ma anche e soprattutto per il definitivo avvio della stagione bipolare.

Con il congresso del Popolo della Libertà, infatti, anche a destra si è conclusa la fase di grande riaggregazione dei partiti italiani. Certo non possiamo parlare di un bipolarismo perfetto, visto che ancora alcune formazioni rimangono autonome, ma sicuramente con l’unione di An e Fi si è veramente vicini. C’è da dire che per il Pdl, rispetto al Pd, la situazione è sicuramente diversa. Per il Pd siamo di fronte ad una fusione a freddo tra due culture politiche sostanzialmente diverse… tipo Peppone e Don Camillo per intenderci; ancora a ridosso delle elezioni europee si stanno inventando un modo per essere di sinistra ed allo stesso tempo democristiani… insomma le solite alchimie targate Pd… solo che i cari clerico-compagni non hanno fatto i conti con l’Europa… Per il Pdl invece siamo di fronte a dei movimenti che negli anni si sono sempre più avvicinati e addirittura sovrapposti in molte occasioni tanto da creare un’area vasta dove milioni di elettori sempre più si sono riconosciuti. In An come in Fi c’era chi era più di destra e chi più moderato, coesistevano i cattolici, i liberali, finanche i riformisti. Quindi possiamo sicuramente affermare che erano diventati negli anni due “gemelli diversi”. Diversi perché provenienti da esperienze diverse, ma gemelli perché in comune avevano il patrimonio genetico fatto di idee e valori di riferimento.

Dopo il Congresso fondativo serve una grande riflessione interna anche e soprattutto perché non si può sbagliare. La classe dirigente, a tutti i livelli, deve capire che c’è da fare un grande lavoro sia all’esterno che all’interno. All’esterno c’è da presentare agli italiani il nuovo simbolo caratterizzandolo sul territorio con iniziative in ogni quartiere degli 8000 e più comuni d’Italia; all’interno c’è da superare gli organismi preesistenti dentro An, Fi, Dc, ecc. creando un vero “Nuovo Partito” non il “partito dei partitini”. Questo si potrà fare partendo dalla scelta degli organigrammi territoriali e dagli enti locali.

In ogni comune, soprattutto a Reggio Calabria vera avanguardia politica del PdL, appena saranno consolidati gli organismi provinciali e comunali andranno costituiti subito i gruppi unici. Che senso avrebbe far parte di un unico Partito per poi essere divisi nelle assisi elettive? Gli italiani con le elezioni politiche del 2008 hanno dimostrato di avere le idee chiare su quello che si aspettano dalla politica, se non riusciremo ad essere chiari rischieremo di disperdere energie ed entusiasmi. 

I Circoli del Fare, a questa importante sfida, hanno intenzione di partecipare mettendoci la faccia. Nati in città come raggruppamento di circoli di Alleanza Nazionale ed Azione Giovani negli anni sono andati oltre il territorio comunale e avvicinandosi a tante associazioni impegnate nel mondo della cultura, del sociale e dello sport sono andati anche oltre la “politica”.

Insomma oggi i Circoli del Fare, all’interno del Popolo delle Libertà, possono essere considerati un network, una rete, che a viso aperto hanno l’intenzione di “fare lobby” affrontando i problemi della gente con l’intenzione di risolverli con lo spirito laborioso del “Fare”.

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