Cara Merkel non sei la padrona dell’Europa

 

Tutti preoccupati per l’esito del vertice di giovedì a Bruxelles, il sistema dell’euro a rischio e le Borse Valori colpite da un ciclone, gli analisti e i commentatori di tutto il mondo che gridano all’allarme rosso. Questo è il quadro che si presenta dopo l’algida dichiarazione del Cancelliere Merkel contro l’introduzione degli Eurobond, una presa di posizione molto dura che frena le speranze di una Europa incamminata sulla strada della ripresa.

 

Eppure, anche la signora Merkel dovrà una buona volta rendersi conto che non c’è altra soluzione per l’Europa se non rafforzare il ruolo della Banca Centrale Europea. Come? Dando all’istituto centrale di Francoforte gli stessi poteri della Riserva Federale americana, della Banca del Giappone o della Banca Svizzera. Il potere di emettere moneta, di iniettare quindi liquidità nel sistema, di porsi come garante finale dei debiti sovrani. Il ruolo vero e proprio di una banca centrale come da tempo va sostenendo il Popolo della Libertà attraverso gli interventi del Presidente Berlusconi e del segretario Alfano.

 

Se non si arriva a una soluzione del genere, il sistema dell’euro continuerà a ballare, gli allarmi si succederanno l’uno dietro l’altro, nella insicurezza generale, mentre la speculazione finanziaria internazionale potrà scegliere in tranquillità i suoi obiettivi.

 

Il problema riguarda anche il sistema bancario italiano, che ha basi solide, ma rischia di finire sotto attacco. Da qui l’idea di un sistema dell’Unione Europea, da mettere a punto entro quest’anno, per mettere in sicurezza le banche offrendo tutta una serie di scudi e di garanzie agli investitori. L’impressione però è che ci troviamo ancora una volta di fronte a mezzi rimedi, a soluzioni tampone o temporanee, senza arrivare al cuore del problema, senza arrivare a incidere su quel maledetto tumore che erode dall’interno l’intera zona dell’euro.

 

La Germania non intende cedere, i suoi cittadini pensano di avere già fatto tutti i sacrifici necessari in casa propria e che lo stesso debbano fare adesso i Paesi della sponda meridionale d’Europa. E così il continente sta andando verso una nuova ondata di rigore e di sacrifici che deprimerà ulteriormente i consumi e la produzione, abbassando il Pil, il prodotto interno lordo, e allontanando la ripresa economica. Questo è il rischio se tutti a Bruxelles non si impegneranno a fondo, a partire dal Governo dei tecnici, sulla Merkel. (Tratto da il Mattinale n. 125)

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