Crolla il Pil e per il Sud solo… parole, parole, parole, parole, soltanto parole!!!

Mentre a Cernobbio i banchieri si spellano le mani per applaudire il governo dei professori, a Roma l’Istat richiama gli italiani alla dura realtà dei fatti: la crisi avanza, siamo in piena recessione e tutti gli annunci di interventi per la ripresa del governo Monti hanno ottenuto finora l’effetto contrario. Nel secondo trimestre 2012 il pil (prodotto interno lordo), che misura la ricchezza nazionale, è sceso del 2,6 per cento, il dato peggiore dal quarto trimestre 2009, quando il calo fu del 3,5 per cento. In crisi nera sono anche i consumi delle famiglie: la loro spesa nel secondo trimestre 2012 ha registrato un calo del 3,5 per cento, un dato negativo che rappresenta la media tra il tracollo del 10,1 per cento nell’acquisto di beni durevoli (elettrodomestici e auto), quello del 3,5 per quelli non durevoli (alimentari e vestiario) e quello dell’1,1 per cento per l’acquisto dei servizi.

Il calo del pil è una diretta conseguenza della crisi dell’industria, che dilaga da Nord a Sud: al ministero dello Sviluppo sono stati aperti 150 tavoli di crisi che riguardano 180 mila lavoratori. I dipendenti dell’Alcoa e della miniera del Sulcis sono soltanto la punta emergente del disastro, che la politica di soli annunci seguita finora dal governo non riuscirà di certo a contenere e a sanare. Una crisi che sta colpendo soprattutto il Sud, dove le poche realtà industriali esistenti stanno andando in crisi, senza lasciare alcuna alternativa alla disoccupazione dilagante.

Ci sono decine di crisi ancora irrisolte, da quelle del settore elettrodomestici (Electrolux, Indesit, Antonio Merloni) a quelle del settore turistico (Valtur, Alpitur); dalle telecomunicazioni (Italtel, Sirti, Nokia Siemens) al comparto ferroviario (Ansaldo Breda e Firema), e il tessile e all’arredamento (Mariella Burani, Natuzzi, Miroglio Sixty).

Per restare al Sud, in Sardegna non è solo il destino di Carbosulcis ed Alcoa a preoccupare (450 unità). È già chiusa l’Euroallumina (400 dipendenti diretti), pur mantenendo il 20% degli operai impegnati nella manutenzione dell’impianto mentre gli altri sono in cassa integrazione. Il nodo resta quello dei costi energetici, che in Italia sono superiori a quelli europei del 40 per cento.

Quanto alla Fiat, resta ancora incerto il futuro dei circa 1.300 lavoratori dello stabilimento siciliano della Fiat di Termini Imerese chiuso lo scorso dicembre dopo che è sfumata l’ipotesi di impegno da parte di Dr Motors. Difficoltà ci sono anche in altri stabilimenti del Gruppo con l’annuncio di cassa integrazione per Pomigliano.

In Puglia l’azienda dei divani Natuzzi, che occupa 2.700 lavoratori per la produzione di salotti è in crisi e ha chiesto la cassa integrazione per 1.300 dipendenti.

E’ curioso che di fronte a questo scenario il governo abbia detto, per bocca di alcuni ministri: “Noi la nostra parte l’abbiamo fatta. Ora tocca voi”. Dove il voi si riferisce alle aziende in crisi e ai loro dipendenti. Come dire: arrangiatevi! Parole che solo i banchieri di Cernobbio hanno mostrato di condividere. (da IlM 10/09/2012 – foto http://www.musicjam.it)

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