20 anni scomparsa Sen. Ciccio Franco

Sono trascorsi vent’anni dalla scomparsa del senatore Ciccio Franco. Le manifestazioni in ricordo di un grande reggino impongono una considerazione che non sia indirizzata solo alle azioni compiute da un personaggio ormai emblema importante della recente storia della Città dello Stretto, ma che ci veda anche impegnati a riflettere sull’eredità che egli ha lasciato soprattutto in termini di amore, attaccamento, passione verso la propria terra. Ciccio Franco rappresenta per noi giovani amministratori e non solo, un esempio delle battaglie condotte per garantire al nostro territorio parametri di crescita e sviluppo che potessero armonizzarsi con il resto del Paese. Le direzioni poi intraprese dalla politica del tempo e dai fatti storici che ci hanno drammaticamente narrato di promesse mai mantenute, non sminuiscono assolutamente la determinazione di un uomo, di un rappresentate istituzionale che ha posto gli interessi di Reggio al di sopra di qualsivoglia trasporto di natura personale. Egli ha perseguito per la nostra amata città degli obiettivi traducibili in un’unica parola: opportunità. Ed è proprio il concretarsi di tale sostantivo che deve divenire, a mio avviso, il motore principale su quale devono necessariamente snodarsi le azioni della politica, oggi più di ieri. Quello che dobbiamo con forza chiedere al Governo Nazionale è, perciò, di vederci garantite, realmente, delle opportunità, intese nell’accezione più ampia del termine. Tra le ultime decisioni significative che Roma ha intrapreso nei confronti di Reggio non possiamo non citare la presenza straordinaria dell’Esercito in riva allo Stretto, determinata, appunto, dallo scopo di fronteggiare le emergenze legate alle azioni della criminalità organizzata: non è mia intenzione assolutamente denigrare l’operato, a qualsiasi stadio, di tutte le professionalità, Forze dell’ordine e magistratura, preposte al mantenimento della legalità ed a tutela del cittadino, bensì quello di ragionare in merito alla destinazione di tali risorse, soprattutto in un territorio complesso quale quello reggino. E’ vero le maglie criminali soffocano con drammaticità le grandi potenzialità che Reggio è in grado di esprimere, ma, proprio a fronte di tali difficoltà, può essere un biglietto da visita poco rassicurante incontrare ‘mimetiche e blindati armati’ dell’Esercito nel centro cittadino. Questo pur apprezzando il significato che si cela dietro la decisione governativa in merito al loro dispiegamento e, quindi, di attenzione al nostro territorio violentemente vessato dalla ‘ndrangheta. E’ altresì vero che sconfiggere la criminalità organizzata da sempre rappresenta una priorità nell’agenda politica di tutti i Governi succedutisi dal dopoguerra ad oggi: tante le lotte vinte grazie all’operato della Magistratura e delle Forze dell’Ordine in particolare negli ultimi anni, ma la conclusione della guerra è ancora lontana. Ecco perché gli strumenti per condurre in maniera vittoriosa questa campagna a favore della definitiva legalità, secondo il mio personale parere, devono essere diversi, nuovi. E la parola chiave dovrebbe essere appunto ‘opportunità’, al punto tale che questa divenga confine con il termine diritto. Potrei citare, principalmente, il diritto alla mobilità affinché tutti, da ogni angolo del territorio, in particolare i giovani, possano raggiungere agevolmente luoghi di studio, lavoro, vacanza, o, in generale, posti che mirino al proprio ampliamento culturale, unico strumento per lo sviluppo della nostra realtà. Questo territorio paga lo scotto per la ristrutturazione di un’A3 che una volta ultimata darà solo una semplice corsia d’emergenza ai Calabresi dopo decenni di disagi ed isolamento e non sarà lontanamente paragonabile alle autostrade del Nord e dell’Europa. E’amaro, quindi, constatare che sarebbe costata di meno un’autostrada ‘ex novo’, magari declassando l’A3 ad arteria a ‘scorrimento veloce’. E come non soffermarsi anche sulle recenti e drammatiche decisioni intraprese da Rfi ed Alitalia? La politica deve essere cosciente che ogni scelta intrapresa incide direttamente sulla vita dei cittadini: per questo dobbiamo chiedere, fortemente, alle autorità centrali di fornirci le possibilità per offrire, appunto, questa auspicate opportunità in termini di risorse ed infrastrutture, anche con l’ausilio di uomini e mezzi, magari utilizzando i militari per garantire legalità in altri ambiti che, rispetto al resto d’Italia, risultano spesso pilotati da espressioni criminali. Sarebbe questo uno modo per veicolare un messaggio preciso: cioè che sono le Istituzioni a fornire sicurezze ai cittadini e non l’antistato che intende sostituirle sottraendo al territorio occasioni concrete di crescita.

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