PERCHE’ SI DEVE CAMBIARE (PRESTO) IL MERCATO DEL LAVORO di Marilena Gatto

Non ci sono più da una parte i padroni e dall’altra i lavoratori. Oggi di lavoro (autonomo e subordinato) si muore. Ci sono troppi suicidi tra gli operai ma anche, e sempre più spesso, gli imprenditori. I debiti fanno vittime su vittime.

PESCARA – MARZO 2012 Un imprenditore si è tolto la vita pochi giorni fa nella sua azienda. Il 40enne era titolare di una ditta che fabbricava infissi e da qualche tempo era alla prese con una difficile situazione finanziaria. A trovare il corpo, penzolante da una trave del capannone, sono stati i suoi dipendenti.

BOLOGNA – MARZO 2012 Pochi giorni dopo si è consumata un’altra tragica storia legata alla crisi. Un altro imprenditore solo per un caso fortuito è ancora in vita anche se ricoverato in condizioni gravissime. L’uomo, titolare di un’impresa in profonda difficoltà, si è dato fuoco di fronte all’Agenzia delle Entrate del capoluogo emiliano. Dopo essersi cosparso di liquido infiammabile ha innescato la scintilla che ha fatto scaturire l’incendio. Accanto, per terra, ha lasciato tre lettere di cui una indirizzata all’Agenzia delle Entrate, alla filiale, in particolare, con la quale aveva in corso un contenzioso. In essa il tentato suicida ha scritto di aver regolarmente pagato le imposte ma di essere stato sottoposto ad un ingiusto tartassamento fiscale da parte dell’agenzia tributaria.

GENOVA – FEBBRAIO 2012 Aveva 53 anni, una vita passata in fabbrica, tentando di restare al passo con i tempi e al riparo dai cambiamenti in atto nell’industria automobilistica presso cui lavorava. Sperava di riuscire a rimanere fuori dai tagli disposti dall’azienda. Ma alla fine è stato considerato alla stregua di tanti altri colleghi, precipitando suo malgrado nel calderone degli esuberi. E un venerdì si è tolto la vita. Ha imbracciato il fucile da caccia e poi ha premuto il grilletto.

VICENZA – GENNAIO 2012 Un uomo di 45 anni, disoccupato da 4 mesi, si è tolto la vita sparandosi alla testa con una vecchia pistola. L’azienda metalmeccanica dove lavorava fino a settembre scorso aveva ridotto il personale a causa della crisi lasciando a casa lui ed altri dipendenti.

In un clima così difficile non si può più perdere tempo come nei vecchi giochi della politica dove, per non scontentare il proprio elettorato, tutti i partiti avevano deciso di “non decidere” e non hanno intrapreso alcuna seria riforma nell’ambito del lavoro.

(Consulenti del Lavoro – Prov. Di Reggio Calabria – NewsLetter n° 2 anno IV)

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