Amministrazione Falcomatà: il “suo” bilancio è negativo!

Le sentenze vanno appellate, mai commentate. Quelle della Suprema Corte, in caso di pene espiate, vanno accettate con rispetto, in ogni parte e per tutte le parti coinvolte, sebbene la verità processuale non necessariamente corrisponda alla verità in senso assoluto.

Nonostante la premessa, non è mia intenzione commentare la caduta di stile del Sindaco Falcomatà (che obiettivamente non mi sarei mai aspettato) ma, allo stesso tempo, non posso non evidenziare che quanto da lui affermato in Consiglio Comunale possa, nelle migliori delle ipotesi, configurarsi come una ‘boutade’ degna del film “Amici miei”.

Affermare che il Comune di Reggio Calabria è ingessato e paralizzato a causa di una contabilizzazione illegittima e di irregolarità nei bilanci di 10 anni fà pone, di fatto, un sigillo al fallimento politico ed amministrativo del primo cittadino.

Proprio colui che, nelle attese di tanti reggini, avrebbe dovuto rappresentare la così tanto sbandierata ‘svolta’. Una sorta di ‘reset’ (ne ha fatto anche una lista elettorale!!) dopo il periodo dell’ingiusto commissariamento che Reggio ha subito nel 2012. Ma ecco che, a distanza di quasi 4 anni di governo, il Sindaco ci fornisce dati e numeri per annunciare che il “suo” bilancio è negativo.

Durante l’amministrazione Arena prima e poi con i commissari il disavanzo, tanto evocato dalla sinistra reggina, si era fortemente ridotto arrivando a soli 87 milioni di euro. Ed allora il “grande peso” dei 241 milioni odierni che Falcomatà ci consegna come si concilia con i dati del 2014, cioè con l’inizio della sua sindacatura?

Quanta strada (numericamente parlando) intercorre tra 87 e 241, se durante il cammino sono stati lasciati indietro progetti importanti, se si perdono finanziamenti, se le aliquote sono altissime, se siamo circondati da degrado, se i servizi sono inesistenti, se di opere pubbliche non ne vediamo nemmeno l’ombra, se l’ordinaria amministrazione non esiste?

Sarebbe interessante chiederlo a chi si occupa di controllo nella contabilità degli Enti. E chissà che risposta potrebbero fornirci gli stessi ispettori del MEF se prendessero visione, oggi, gli elenchi dei residui attivi e passivi per i bilanci 2016 e 2017.

Come si sposano perciò le affermazioni del Sindaco con le (non) scelte compiute nel corso del suo mandato? Sicuramente amministrare un Comune non è semplice in tempi in cui lo Stato centrale è il primo ad essere in difficoltà. Però anche questi disagi di natura nazionale andrebbero contestualizzati. Falcomatà, infatti, a differenza di altri, in questi anni ha potuto contare sulla Città Metropolitana e su una filiera istituzionale di partito che non ha precedenti storici.

Credo nella democrazia e nell’alternanza. Non credo, però, nell’utilizzo della Giustizia per fini politici, a maggior ragione se questa diviene strumento ed alibi per mancanze ed insufficienze.

Se i risultati sono impietosi non può sicuramente essere colpa di chi non governa più da 8 anni: quando i reggini saranno chiamati ad esprimersi sapranno sicuramente, è il caso di dirlo, tirare le somme.

De Luca: Antitrust sbaglia sull’equo compenso

Passano gli anni, cambiano i governi, il mondo si trasforma ma posizione e linguaggio dell’Antitrust restano immodificabili. Nella recente Relazione annuale si parla di tariffe ed equo compenso come la peste bubbonica, come «l’ostacolo allo sviluppo dell’organizzazione dell’attività professionale in forma societaria» (?!). Ma il top si raggiunge quando le motivazioni, riportate nella norma che nel 2017 ha previsto il diritto all’equo compenso (legge 205/2017), vengono bollate come «giustificazione corporativa». Così Rosario De Luca, Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, in un editoriale su Italia Oggi, per sottolineare che nelle motivazioni addotte dall’Agcm manca la consapevolezza della reale composizione del mondo libero professionale ordinistico, formato in gran parte da giovani che fanno difficoltà a raggiungere un’autonomia economica e che possono trovare nell’equo compenso uno strumento che venga in loro aiuto. Con questi interventi, sottolinea De Luca, si destruttura il mercato “in favore dei grandi gruppi, che mirano a distruggere i piccoli professionisti attraverso una guerra fratricida per la sopravvivenza”. (fonte http://www.consulentidellavoro.it)

Cassetto previdenziale lavoro domestico

Con il messaggio n. 2749 del 6 luglio 2018, l’Inps rende noto che il Cassetto previdenziale per il lavoro domestico, attivo da dicembre 2017, è ora disponibile anche per i Consulenti del Lavoro e gli intermediari abilitati. Il Cassetto è accessibile dal sito istituzionale http://www.inps.it, seguendo il percorso: “Aziende, enti e datori di lavoro” > “Datori di lavoro domestico” > “Prestazioni e Servizi”. L’Istituto comunica inoltre il rilascio della funzionalità per la comunicazione bidirezionale, che offre la possibilità di dialogare in modo diretto con le Strutture Inps attraverso la sezione “Comunicazioni”.

Attraverso la nuova sezione si potranno inviare quesiti per dati incompleti o inesatti relativi a MAV, anagrafiche, contributi, rapporti di lavoro, avvisi bonari e accertamenti, e allegare documenti. I quesiti inviati potranno poi essere visualizzati attraverso il Cassetto previdenziale dal datore di lavoro o da un suo delegato insieme alle relative risposte. A loro volta, gli operatori delle strutture territoriali dell’Istituto potranno accedere alle comunicazioni attraverso la sezione dedicata del nuovo “Fascicolo Elettronico del Contribuente”. L’applicazione è fruibile sia da PC che da cellulare o tablet. In “Informazioni Utili” sono infine disponibili i manuali d’uso, personalizzati per profilo utente. (fonte http://www.consulentidellavoro.it)

A Reggio Calabria Giovanni Gentile, Filippo Tommaso Marinetti, Luigi Pirandello, Italo Balbo, Giuseppe Ungaretti, Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello o Gino Bartali non meritano una piazza o una via?

Apprendo dalla stampa che Palazzo San Giorgio, con grande enfasi, dà notizia dell’approvazione di una modifica al Regolamento comunale per la toponomastica e la numerazione civica che nega la possibilità di intitolare vie, piazze, strade, larghi, parchi, ad associazioni, partiti, esponenti della politica e persone che abbiano professato, aderito e/o supportato idee riconducibili all’ideologia, ai linguaggi e rituali fascisti, alla sua simbologia e alla discriminazione razziale, etnica, religiosa, sessuale, o nei cui confronti siano emersi legami con la criminalità organizzata.
Dopo questo ultimo atto una domanda mi sorge spontanea da cittadino e da ex consigliere comunale della nostra città: in futuro dobbiamo aspettarci da parte dell’amministrazione del Sindaco Falcomatà una revisione della toponomastica reggina con la cancellazione di ogni riferimento a personaggi quali Guglielmo Marconi o Gabriele D’Annunzio? Sono veramente convinti i rappresentati della “polis” cittadina che, eventualmente, intitolare spazi pubblici a Giovanni Gentile, Filippo Tommaso Marinetti, Luigi Pirandello, Italo Balbo, Giuseppe Ungaretti, Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello o Gino Bartali possa rappresentare un pericolo per la democrazia o possa servire da monito… per cosa? Tutti questi personaggi aderirono al fascismo e/o la Repubblica Sociale Italiana eppure sono simboli positivi dell’italianità nel mondo. La mia personale opinione è che per l’ennesima volta siamo costretti ad assistere ad una nuova iniziativa da parte di una classe politica inadeguata. La scelta di impiegare il tempo per attività di questo tipo, senza voler affrontare i grandi drammi che la nostra città vive quotidianamente, è solo una delle tante pagine grottesche di una politica che, dal 2014 ad oggi, è riuscita solo a produrre atti tesi a fronteggiare l’imminente pericolo fascista.