Odg approvato in Consiglio comunale sulla Multiservizi S.p.A.

 

Il Consiglio comunale di Reggio Calabria

 

Premesso

che a seguito di richiesta formale dell’Amministrazione Comunale il 28 giugno 2012 il Sig. Prefetto di Reggio Calabria ha comunicato che risultano configurabili tentativi di infiltrazione mafiosa nell’ambito della Società G.S.T. s.r.l., socio di minoranza di Multiservizi S.p.A;

 

Preso atto

della suddetta certificazione antimafia che, alla luce delle disposizioni di legge vigenti, riveste carattere interdittivo al mantenimento di rapporti economici e commerciali tra Multiservizi S.p.A e la Società G.S.T. s.r.l.;

 

Visto

l’art. 3 dello Statuto della Multiservizi S.p.A. in cui è previsto che “La società ha durata fino al 31 dicembre 2100, salvo proroga o anticipato scioglimento a norma di legge e del presente Statuto. A norma e per gli effetti del disposto dell’art. 11 del DPR 252/98, le parti espressamente concordano che la Società s’intenderà senz’altro adempimento sciolta di diritto qualora siano accertati, anche successivamente alla stipula dell’atto societario e del contratto di servizio, elementi relativi a tentativi di infiltrazione mafiosa in capo al socio privato ed ai suoi rappresentanti legali”;

 

Considerato

che per quanto sopra esposto risulta avverata la condizione di cui all’art. 3 dello Statuto della Multiservizi S.p.A. e che, pertanto, è intervenuto lo scioglimento di diritto della Società mista comunale, conformemente a quanto riportato nella presa d’atto assunta dalla Giunta comunale a mezzo della deliberazione n. 211 del 3 luglio 2012 che si richiama integralmente;

 

Alla luce di quanto sopra riportato il Consiglio comunale esprime viva preoccupazione per le conseguenze dello scioglimento societario in relazione al mantenimento dei livelli occupazionali del personale dipendente di Multiservizi S.p.A.. Inoltre, appare indispensabile assicurare un adeguato livello di servizio alle attività svolte dalla società mista comunale sia in termini di qualità che di continuità delle attività di manutenzione del patrimonio comunale.

Tutto ciò premesso il Consiglio comunale di Reggio Calabria a mezzo del presente ordine del giorno detta i seguenti indirizzi al Sindaco e alla Giunta:

La Giunta comunale di Reggio Calabria dovrà individuare il percorso amministrativo più idoneo a far fronte all’emergenza determinata in seguito allo scioglimento della Multiservizi S.p.A., sia sul fronte del rischio occupazionale che su quello del mantenimento di un adeguato livello di servizio pubblico.

A tale fine, il Sindaco e la Giunta comunale:

1. Predisporranno ogni atto utile, di concerto con la Prefettura di Reggio Calabria, volto alla tutela dei lavoratori e delle professionalità tenendo conto rigorosamente di quanto riportato nella certificazione prefettizia antimafia;

2. Predisporranno ogni atto utile, di concerto con la Prefettura di Reggio Calabria ed il liquidatore della Multiservizi S.p.A., al fine di procedere all’interruzione, a termini di legge, di ogni rapporto con i fornitori destinatari di provvedimenti interdittivi o riferiti a situazioni di connivenza con esponenti della criminalità organizzata;

3. Nelle more della definizione della gestione futura dei servizi prestati da Multiservizi S.p.A. predisporranno ogni atto utile al fine di garantire gli attuali livelli occupazionali (secondo quanto specificato al precedente punto 1), individuando altresì il percorso amministrativo più idoneo a garantire un adeguato livello dei servizi pubblici già effettuati dalla stessa Società;

 

La Giunta svolgerà una relazione al Consiglio comunale sull’ottemperanza ai sopra citati indirizzi nel termine di giorni 60 successivi all’approvazione del presente Ordine del Giorno e comunque non oltre il 30 settembre 2012.

Dai giornali di oggi, mercoledì 11 luglio

La Nazione (Franco Cangini) – Come il grande Paganini, anche Mario Monti non ripete”… L’indisponibilità dell’acclamato salvatore delle nostre finanze con l’acqua alla gola, è variamente giudicabile. Salta agli occhi, innanzi tutto, che il “gran rifiuto” preventivo opposto a una richiesta di permanenza in carica da nessuno fin qui avanzata, è un tributo pagato a un’elementare norma di prudente comportamento politico… Inoltre, è evidente che vi sono altri modi, diversi dalla titolarità della presidenza del Consiglio, per continuare a svolgere, agli occhi dei mercati, la preziosa funzione di sommo garante della continuità della politica di risanamento finanziario dell’Italia… Il problema è un altro. Siamo proprio sicuri che le stangate a ripetizione sul costo del finanziamento del nostro debito pubblico trovino una ragione sufficiente nella scommessa della finanza internazionale sulla incapacità della politica italiana di tenere la rotta tracciata da Monti, quando il timoniere avrà lasciato ad altri la barra? Sorge il sospetto che l’impennata dello spread sui nostri buoni del tesoro — prima spiegata con l’urgenza di scalzare Berlusconi per passare a Monti, poi con la preoccupazione che Monti possa non durare in eterno — svolga la funzione del bastone di Pulcinella, che picchia duro su tutte le teste a tiro al solo scopo di arrivare a rompere quella che dà veramente fastidio…

 

La Stampa (La Jena) – Scelte. Due notizie, scegliete voi la buona e la cattiva: Monti resterà fino al 2013. Monti non si ricandida.

 

Il Sole 24 Ore (Stefano Folli) – La continuità con l’operato di Monti è una sfida nella sfida e riguarda sia il centrosinistra sia il centrodestra. Bersani si è irritato per la lettera firmata sul Corriere della Sera da quindici parlamentari del Pd cosiddetti «liberal»… quindici hanno messo nero su bianco un problema politico che non poteva più essere eluso. L’ambiguità della posizione del Pd è sotto gli occhi di tutti, come è emerso con la vicenda della «spending review». Bersani sarà chiamato nei prossimi tempi, anzi già dall’assemblea del 14luglio, a un maggiore sforzo di sintesi…

 

Italia Oggi (Sergio Soave) – Il Partito democratico, che i sondaggi mettono al primo posto più per l’indebolimento dei suoi competitori che per una sua tendenziale crescita, rischia di ripetere gli errori che commise il Pds nel 1994. Anche allora, in seguito ai risultati delle elezioni amministrative, la «gioiosa macchina da guerra» di Achille Occhetto sembrava destinata a una vittoria senza competizione. Silvio Berlusconi inventò un partito in pochi mesi e fece saltare il disegno. Anche allora c’era un governo tecnico, quello di Carlo Azeglio Ciampi, e c’era una crisi economica paurosa… Oggi le cose sono più complesse, Pierluigi Bersani maneggia i dossier economici con una competenza nemmeno paragonabile a quella del tutto inesistente di Occhetto, ma all’interno del suo partito si sta delineando una tendenza forse maggioritaria a lasciar cuocere Mario Monti nel suo brodo, per poi riproporre un programma di concertazione sociale e territoriale che significa paralisi delle scelte di risanamento finanziario, magari accompagnata da una patrimoniale demagogica, ma priva di effetti economici comparabili alla dimensione del problema reale. Giorgio Napolitano ha intuito questo pericolo e ha inviato due messaggi chiarissimi, il cui destinatario reale è proprio Bersani…

 

Il Foglio (Gianfranco De Turris) – … John Francis Ends, il noto serial killer della Destra italiana, come ha scritto il Corriere della Sera del 1 luglio, è “pronto a sciogliere il Fli” dopo aver constatato, aggiustandosi la cravatta, che “alle amministrative abbiamo dimostrato la nostra marginalità e in certi casi ininfluenza”. E quindi dopo il Msi e dopo An, nel terzo episodio di questo film dell’orrore lungo diciassette anni, ecco ormai il terzo cadavere lasciato alle spalle, il Fli. Per la verità, Mr. Ends, al secolo Gianfranco Fini, avrebbe detto: “Alle amministrative avete dimostrato marginalità e ininfluenza“, perché io, da presidente della Camera e quindi super partes, non ho partecipato alla campagna elettorale, quindi, va sottinteso, colpe non ne ho. Così riferisce chi ha partecipato alla riunione… L’avventura politica di questo sessantenne è quindi giunta al Finis? …

 

Libero (Franco Bechis) – Il marchio è stato registrato il 28 maggio 2012 in piazza di Pietra 39 a Roma, presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi. Nessun simbolo, massima sobrietà. Due sole parole. «LISTA MONTI», scritte proprio così in stampatello maiuscolo, unica ombra di grandeur… Che cosa è quella Lista Monti? È il partito del premier, di cui si vocifera sempre più da qualche settimana? È il veicolo pensato per allungare la vita al governo in carica e per arrivare – nonostante le smentite ufficiali – a un secondo mandato al premier dopo le elezioni 2013? La cosa più semplice è chiederlo al diretto interessato. Sul sito Internet della società c’è un numero di telefono. Proviamo. Squilla a vuoto a lungo. Poco prima delle tre del pomeriggio risponde una voce maschile. «Celestino Ciocca?»… «Volevo dei chiarimenti su una sua iniziativa»… «La Lista Monti»… Gli chiedo se è solo un marchio depositato da rivendersi se si presenterà l’occasione. «No, no. Nessuna intenzione del genere. È un marchio che parla chiaro e che supporta un’idea. Al momento giusto sarà presentato tutto, ma adesso mi capisca, non posso…»… Diciamo che a settembre se ne saprà di più»… (da IlM 11/07/2012)

Il fenomeno-Grillo si sgonfia

 

Dall’effetto Parma all’effetto boomerang: è presto per dire se per Beppe Grillo è iniziato un precoce declino, ma i segnali non sono certo incoraggianti, stando almeno agli ultimi sondaggi. Dopo un trend tutto in crescita, dall’exploit alle amministrative in poi, il Movimento 5 Stelle è infatti bruscamente arretrato scendendo sotto la soglia del 20% che lo aveva consacrato virtualmente come il secondo partito d’Italia.

 

Secondo il sondaggio settimanale del Tg di La7, i grillini sono calati al 17,3%, perdendo più di due punti percentuali rispetto a una settimana fa e venendo scavalcato dal prepotente ritorno del Pdl, che in sette giorni ha guadagnato l’1,4% passando da 18,7% al 20,1.

 

L’impressione è che la vittoria di Parma stia provocando un effetto-boomerang per il Movimento 5 stelle, a causa dell’insostenibile leggerezza di una squadra di governo che si sta dimostrando totalmente inadeguata ad amministrare una grande città. E questo avviene proprio nel momento in cui Grillo si prepara al grande salto verso il Parlamento, una sorta di salto nel buio: manca infatti la cultura della politica e delle istituzioni indispensabile per garantire un tasso affidabile di governabilità, a qualsiasi livello. La lite tra Grillo e il suo primo grande sindaco sulla scelta del direttore generale del Comune, poi, ha, di fatto, omologato il grillismo alle dinamiche di una qualsiasi forza politica, così come la improvvida scelta di un assessore all’urbanistica costretto a dimettersi nel giro di un giorno perché nei guai proprio per una vicenda urbanistica.

 

Il vuoto amministrativo di Parma, insomma, rischia di trascinare con sé il patrimonio di credibilità che il Movimento si era rapidamente guadagnato nell’opinione pubblica con la serrata campagna anti-partiti. È facile approfittare della crisi generale sparando contro tutto e tutti: il difficile però viene subito dopo, quando si viene chiamati alla prova dei fatti e l’idea di democrazia diretta si infrange nel velleitarismo e nella mancanza di una reale capacità di governo.

 

Intendiamoci: il consenso per Grillo resta sempre a livelli molto elevati, ma il fatto che la sua parabola abbia già conosciuto la prima fase discendente è un segnale che non può né deve essere ignorato.

(da il mattinale del 3/7/12)

Rassegna Stampa del 2 luglio

Il Fatto Quotidiano (Stefano Feltri) – Sarebbe bello poter dire che l’euro è salvo, che l’Unione europea si è rilanciata, che i mercati finanziari sono stati domati, che il problema del debito è risolto. E che il governo Monti può avere in patria la stessa forza che ha dimostrato negoziando con Angela Merkel a Bruxelles. Sarebbe bello, ma sbagliato. I problemi che hanno reso tanto importante e atteso il Consiglio europeo concluso ieri sono ancora lì: Paesi troppo indebitati che non riescono a crescere e soffocano negli interessi da pagare, un’Europa indebolita da egoismi nazionali e dalla sua incapacità di presentarsi come un investimento e non come un costo…   Libero (Attilio Barbieri) – I no pronunciati dalla cancelliera tedesca Angela Merkel in questi due anni di crisi ci sono costati cari: circa un miliardo al giorno. Il calcolo è presto fatto. A tanto ammonta la somma degli aiuti diretti erogati a partire dal mese di giugno del 2010, da Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale e Fondo salva Stati, in sigla Efsf European financial stability facility). Per ricostruire la contabilità che ha condotto in due anni al maxi esborso di 703 miliardi di euro messi sul piatto per evitare il crac prima alle banche e poi ai debiti sovrani, basta elencare 5 cifre che equivalgono ad altrettante erogazioni… E dire che se l’Europa fosse intervenuta tempestivamente, all’inizio del 2010, sarebbero bastati 140 miliardi …   La Repubblica (Tito Boeri) – … L’emergenza continua anche perché lo scudo anti-spread non c’è…   Il Giornale (Emanuela Fontana) – La notizia dell’indagine aperta a Biella per reati fiscali sul ministro dello sviluppo Corrado Passera è passata sotto silenzio. Zitti tutti. Nessuno ha chiesto chiarimenti sulle grane del super tecnico …   Corriere della Sera (Alessandro Trocina) – Intervista a Nichi Vendola. “… Non capisco Casini e D’Alema in che ruolo stiano. Per me stanno giocando una partita incomprensibile, che rischia di cantare il de profundis al centrosinistra”… “Vorrei solo essere ascoltato: mi sembra che chi ha un pensiero minimamente divergente non rischi l’olio di ricino, ma la quarantena mediatici e politica. Chiedo: c’è un centrosinistra? Quali sono i valori e programmi? Io non ho pregiudizi verso un allargamento: il centrosinistra discuta con i moderati. ma neanche Di Pietro ne ha”…   Il Sole 24 Ore – Il leader di Sel Nichi Vendola avverte Pier Luigi Bersani: no ad un’altra alleanza costruita sull’asse Pd-Udc e niente accordi tra Sel e democratici se si vuole tener fuori Antonio Di Pietro…   Il Tempo (Francesco Damato) – … Si deve proprio a D’Alema, l’irruzione chiamiamola così, di Di Pietro nella sinistra italiana. Fu lui, come segretario del Pds-ex Pci, che permise all’allora presidente del Consiglio Romano Prodi di nominare Di Pietro ministro dei Lavori Pubblici nel suo primo governo, quello dell’Ulivo nel 1996 …   Repubblica (Silvio Buzzanica) – … Il dibattito nel Pd è aperto. Vincenzo Vita, senatore democratico dice: “E’ evidente che il Pd, Sel e Idv fanno parte di uno stesso universo. E’ per questo irragionevole supporre di rompere l’unità del nostro mondo per inventare una fusione a freddo con l’Udc”… Ma dall’Idv arriva una chiusura su queste prospettive politiche: “Noi chiediamo una alleanza di centrosinistra programmatica. Se poi altri vorranno stare in laboratorio e costruire qualcosa di virtuale facciano pure, poi ci sono sempre gli elettori che decidono” dice Felice Belisario, capogruppo al senato…   Libero (Enrico Paoli) – Dal partito di Dio, Patria e famiglia al Polo riformatore, patriottico ed europeo. Insomma, ovunque decida di collocarsi – difficilmente a destra, molto più facilmente a sinistra – ci sarà sempre un trittico a tracciare la strada di Gianfranco Fini, entrato ufficialmente in campagna elettorale. Perché l’unica idea chiara, fatta eccezione per il sostegno incondizionato al governo Monti, emersa dalla relazione del presidente della Camera all’assemblea nazionale del partito è quella del trittico, capace di attrarre i delusi di destra e i moderati di sinistra. Facile a parole, difficile, se non impossibile, nei fatti, viste le lacerazioni interne al partito e i pessimi rapporti con i presunti alleati, a partire dall’Udc di Casini, al quale ricorda che la foto di Vasto è ancora li, «molto più solida dopo le amministrative»…     Financial Times/Senza gli eurobond l’Eurozona non sopravviverà   Al vertice europeo di Bruxelles il reale vincitore non e’ il presidente del Consiglio italiano, Mario Monti, ma la cancelliera tedesca Angela Markel. Lo afferma un editoriale del Financial Times firmato da Wolfgang Munchau, condirettore del quotidiano inglese. “Per l’Italia – afferma – nulla e’ cambiato. L’Esm (European stability mechanism) aveva gia’ il potere di comprare bond italiani nel mercato. Lo strumento c’era, anche se non era usato”. La cancelleria tedesca e’ riuscita a far si’ che “gli obblighi della Germania restino immutati”. Il Financial Times infine afferma che se non ci saranno eurobond finche’ la Merkel vivra’, come detto dalla cancelliera tedesca di recente, “l’Eurozona non sopravvivera’”.