Financial Times: il rischio dell’Italia

Il premier Mario Monti ha fino a luglio per evitare che l’Italia, ”il Paese più importante nella crisi dell’Eurozona”, si ritrovi ”ai margini” della sostenibilità sui mercati come accaduto la scorsa estate. Lo scrive il Financial Times in un articolo che invita a ”mettersi comodi” in vista del Consiglio europeo di giovedì e venerdì, visto che le riforme in senso federale di cui si discute ”richiedono tempo”, ma allo stesso tempo servono ”misure di breve termine” per affrontare la crisi, e in particolare ”la necessità di Monti per una risposta immediata graverà sul vertice”.

Per capire il risultato del vertice, dice il Ft, ”basterà notare se Monti uscirà con il sorriso. L’Italia è troppo grande per essere aiutata e la sua sconfitta potrebbe segnare la fine dell’euro. Non è esagerato dire che Monti ha circa un mese per assicurarsi che non accada più” quello che successe la scorsa estate, quando l’Italia fu spinta ai margini dai mercati.

Dopo ci sarà la pausa di agosto, e al rientro, a settembre, ”l’Italia rientrerà in piena campagna elettorale”: senza un risultato dal vertice di Bruxelles, secondo il Financial Times, per Monti ”potrebbe essere impossibile far passare le sue riforme durante il resto della legislatura”. IlM 27-06-2012

Spiegel: Patto per la crescita è specchietto per allodole

Il Patto per la crescita che si appresta a varare il vertice europeo di giovedi’ e venerdi’ a Bruxelles e’ solo uno specchietto per le allodole, destinato soprattutto a salvare la faccia di François Hollande davanti ai francesi che lo hanno eletto. Con il forte titolo “Der Mogelpakt”, il patto imbroglio, lo ‘Spiegel’ apre oggi la sua homepage spiegando che tutti i partecipanti al prossimo vertice europeo “sanno benissimo che con questa decisione creano un miraggio per gli elettori ed i mercati finanziari”.

Lo Spiegel cita un’analisi interna di un Paese dell’Ue non precisato, secondo la quale il patto non contiene nulla di nuovo, ma verrebbe approvato solo per salvare la faccia ad Hollande. Il settimanale cita in proposito il direttore del Centro di studi politici europei, Daniel Gros, secondo il quale si tratta di “vino stantio in nuove botti”, con un effetto nullo sulla congiuntura, poiche’ l’obiettivo dei politici e’ solo quello di “mostrare di prendere sul serio i desideri degli elettori”.

Lo ‘Spiegel’scrive che “il patto di crescita e’ costituito in gran parte da conti campati in aria”, poiche’ esso “in primo luogo non e’ dettato da motivi economici, ma da ragioni politiche”. Il settimanale ricorda che Hollande aveva promesso ai suoi elettori di completare il Fiscal Compact con una componente per la crescita ed adesso “gli altri capi di governo gli regalano questo piccolo trionfo”. IlM 27-06-2012

Cara Merkel non sei la padrona dell’Europa

 

Tutti preoccupati per l’esito del vertice di giovedì a Bruxelles, il sistema dell’euro a rischio e le Borse Valori colpite da un ciclone, gli analisti e i commentatori di tutto il mondo che gridano all’allarme rosso. Questo è il quadro che si presenta dopo l’algida dichiarazione del Cancelliere Merkel contro l’introduzione degli Eurobond, una presa di posizione molto dura che frena le speranze di una Europa incamminata sulla strada della ripresa.

 

Eppure, anche la signora Merkel dovrà una buona volta rendersi conto che non c’è altra soluzione per l’Europa se non rafforzare il ruolo della Banca Centrale Europea. Come? Dando all’istituto centrale di Francoforte gli stessi poteri della Riserva Federale americana, della Banca del Giappone o della Banca Svizzera. Il potere di emettere moneta, di iniettare quindi liquidità nel sistema, di porsi come garante finale dei debiti sovrani. Il ruolo vero e proprio di una banca centrale come da tempo va sostenendo il Popolo della Libertà attraverso gli interventi del Presidente Berlusconi e del segretario Alfano.

 

Se non si arriva a una soluzione del genere, il sistema dell’euro continuerà a ballare, gli allarmi si succederanno l’uno dietro l’altro, nella insicurezza generale, mentre la speculazione finanziaria internazionale potrà scegliere in tranquillità i suoi obiettivi.

 

Il problema riguarda anche il sistema bancario italiano, che ha basi solide, ma rischia di finire sotto attacco. Da qui l’idea di un sistema dell’Unione Europea, da mettere a punto entro quest’anno, per mettere in sicurezza le banche offrendo tutta una serie di scudi e di garanzie agli investitori. L’impressione però è che ci troviamo ancora una volta di fronte a mezzi rimedi, a soluzioni tampone o temporanee, senza arrivare al cuore del problema, senza arrivare a incidere su quel maledetto tumore che erode dall’interno l’intera zona dell’euro.

 

La Germania non intende cedere, i suoi cittadini pensano di avere già fatto tutti i sacrifici necessari in casa propria e che lo stesso debbano fare adesso i Paesi della sponda meridionale d’Europa. E così il continente sta andando verso una nuova ondata di rigore e di sacrifici che deprimerà ulteriormente i consumi e la produzione, abbassando il Pil, il prodotto interno lordo, e allontanando la ripresa economica. Questo è il rischio se tutti a Bruxelles non si impegneranno a fondo, a partire dal Governo dei tecnici, sulla Merkel. (Tratto da il Mattinale n. 125)

40° della fondazione del fronte della gioventu’

Si è tenuta presso palazzo S. Giorgio la conferenza stampa di presentazione della manifestazione relativa al 40° della fondazione del fronte della gioventu’, che si svolgerà sabato alle 19 in piazza Camagna. All’iniziativa hanno partecipato Giuseppe Agliano e Nicola Malaspina del centro studi tradizione partecipazione, Daniele Romeo e Beniamino Scarfone del gruppo consiliare comunale del Pdl e Luigi Amato di Giovane Italia. Nel corso dell’incontro sono stati illustrati i dettagli dell’evento che vedrà la presenza di ex dirigenti e militanti del fronte, provenienti da diverse localita’ e del presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti che ne è stato uno dei segretari nazionali.
Il Fronte della Gioventù diviene operativo nel 1972, dalla fusione della Giovane Italia con il Raggruppamento Giovanile degli Studenti e dei Lavoratori. 
Anima e corpo del Movimento Sociale Italiano, il F.d.G. non è stato solo l’organizzazione giovanile del partito, ma una fortezza di anime, una scuola di coraggio e una palestra di idee. 
Nel quarantennale della sua costituzione, hanno spiegato Agliano e Malaspina, il Centro Studi Tradizione Partecipazione di Reggio Calabria, vuole ripercorrere la storia di quella moltitudine di ragazzi e ragazze ribelli ed incoscienti, impegnati politicamente, innamorati della propria Patria e della propria Terra, animati da spirito di servizio per passione civile e non alla ricerca di una mera collocazione. 
E’ anche la storia d’Italia e di Reggio, ha ribadito Luigi Amato, (intere generazioni di giovani reggini, tra il 1972 ed il 1995, affollarono le sedi di Via Palamolla e Via Fiorentino). Storia di amore e di battaglie, di fede e di ideali, di gioie e di sofferenze, di giovani entusiasmi, di coraggio e di speranze per l’avvenire. 
Indissolubilmente legati a quell’esperienza, hanno concluso Romeo e Scarfone, che fu prima umana e poi politica, non vogliamo celebrare né una ricorrenza, né un anniversario, ma ritrovare una Comunità militante da sempre in cammino per edificare la civiltà dell’uomo, affascinata dall’inesplorato e dall’avventura.
La manifestazione e’ dedicata al compianto giornalista Domenico Calabro’, che è stato segretario provinciale del fronte di Reggio Calabria negli anni ’70.

Il sistema bacato di Berlino – da la Repubblica, a firma George Soros

Sono giunto alla conclusione che la crisi dell’euro minaccia di distruggere davvero l’Unione Europea. L’Unione Europea è essa stessa una bolla. Nella fase del boom, la Ue era quella che lo psicoanalista David Tuckett definì un’idea fantastica”, irreale, ma affascinante. […] La Germania è sempre stata in prima linea in questa impresa. […] Il processo è culminato con il Trattato di Maastricht e con l’introduzione dell’euro, ai quali ha fatto seguito un periodo di stagnazione che dopo il crollo del 2008 si è trasformato in un processo di disintegrazione. Il primo passo lo ha fatto la Germania, quando Merkel – dopo la bancarotta di Lehman Brothers – ha dichiarato che la garanzia virtuale estesa ad altre istituzioni finanziarie sarebbe dovuta arrivare dall’azione di ogni Paese, e non dall’azione congiunta dell’Europa. Il Trattato di Maastricht era difettoso in partenza. Il suo punto debole principale era del resto ben noto ai suoi artefici: instaurava un’unione monetaria senza che esistesse un’unione politica. […] […] Gli Stati membri della zona euro hanno abdicato e ceduto alla Bce i loro diritti di creare moneta a costo forzoso. […] Poi è subentrato il tracollo del 2008 […] Molti governi hanno dovuto trasferire i passivi bancari sui loro bilanci e impegnarsi in una massiccia spesa in disavanzo. Questi Paesi si sono ritrovati nella posizione di quelli del Terzo mondo: indebitati in una valuta sulla quale non avevano controllo. A causa delle divergenti performance, l’Europa si è spaccata in due: da una parte i paesi creditori, dall’altra i paesi debitori. E tutto ciò sta avendo implicazioni politiche molto più ampie. […] […] I creditori stanno rifilando l’onere dell’adeguamento ai Paesi debitori, eludendo le proprie responsabilità per ciò che riguarda gli squilibri. Proprio come negli anni Ottanta, tutta la colpa e l’onere stanno ricadendo sulla “periferia”, mentre la responsabilità del “centro” non è mai stata neppure adeguatamente riconosciuta. […] Il “centro” è responsabile per aver messo a punto un sistema bacato, per aver promulgato trattati e perseguito politiche piene di imperfezioni, e per aver sempre fatto troppo poco e troppo tardi. Negli anni Ottanta l’America latina soffrì a causa di un decennio perduto; oggi un simile destino incombe sull’Europa. Questa è la responsabilità che la Germania e gli altri Paesi creditori devono riconoscere. Invece, non ci sono segnali che ciò stia accadendo. Le autorità hanno ancora tre mesi per correggere i loro errori. Dicendo “le autorità” intendo il governo tedesco e la Bundesbank. […]