Festival del Lavoro 2019 al via

Al via da oggi, a partire dalle ore 15:00, la decima edizione del Festival del Lavoro, la manifestazione organizzata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine e dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, che ogni anno coinvolge istituzioni, professionisti, imprese, lavoratori e cittadini nel dibattito sull’attualità e sul futuro del Paese. Per l’edizione 2019 appuntamento al Mi.Co. Centro Congressi di Milano fino a sabato 22 giugno. “Lavoro, innovazione e crescita”: i temi di questa tre giorni che correranno lungo tre binari paralleli attraverso confronti, dibatti e incontri per analizzare i cambiamenti del mondo del lavoro nei tantissimi appuntamenti in programma. Sul sito ufficiale della manifestazione è disponibile la diretta della tre giorni. (fonte http://www.consulentidellavoro.it)

REGGIO HA BISOGNO DI IDEE E VISIONI CHE GUARDINO OLTRE. SI RIPARTA DA TRADIZIONE ED IDENTITÀ

Le notizie sull’avanzamento del progetto di attracco delle navi a Pentimele lasciano con l’amaro in bocca. L’analisi su quale sia il processo tecnico che porterà o meno a questa infausta realizzazione, come lo stesso possa venire realizzato senza devastare e deturpare un’intera zona del nostro territorio, quanto crescerà il traffico ed il conseguente impatto ambientale (che mi auguro abbiano studiato e valutato!) non rientra certamente tra i miei compiti. Però non serve essere un tecnico per capire che tale operazione potrebbe rappresentare una pietra tombale sulle ultime, labili, speranze che Reggio possa vivere di turismo e per il turismo.

Durante le scorse amministrazioni, si è sempre dibattuto in merito a progettualità da realizzare affinché si potessero creare condizioni atte a divenire un unicum da cui trarre profitto: punti di arrivo prioritari, appunto, il porto e l’aeroporto, da cui dipanare circuiti che facessero conoscere le bellezze culturali e naturalistiche nonché le eccellenze enogastronomiche. In sintesi il telaio della cosiddetta città turistica.

Oggi, invece, assistiamo, purtroppo, ad una totale mancanza di idee, ad un’assenza plateale e ingiustificabile di visione, dettata da un’evidente insufficienza di conoscenza dei territori e delle loro necessità. Dal mare possono e devono venire prospettive di progresso. Ma qualcuno forse non conosce la differenza tra città sul mare e città di mare, intendendo con quest’ultima espressione un modo di essere, ovvero il considerare quello che la natura ci ha donato una risorsa da sfruttare in armonia con l’ambiente, con la capacità di rigenerare, urbanisticamente parlando, ciò che dal mare trae linfa vitale e può ricavarne un humus economico (micro e macro) nonché sociale. Esattamente il contrario di quanto sta accadendo.

Nello specifico, l’area interessata avrebbe dovuto essere oggetto di una progettazione mirata per farne uno spazio anche di approdo certo, ma di natura completamente diversa attorno alla quale sarebbero potute sorgere attività balneari, commerciali e d’intrattenimento.

Ripartire è, dunque, la parola chiave: quante città, balconi sul Mediterraneo, possono contare sui nostri medesimi punti di forza? Cioè su una tradizione che affonda le radici nella Magna Grecia, di cui i Bronzi sono la massima espressione, che riesce a produrre l’unicità del bergamotto di Reggio Calabria, ma che nel contempo può crescere focalizzandosi su una biodiversità difficile da rintracciare altrove, su peculiarità significative (che dovrebbero fondersi invece di vivere scollegate all’interno dell’area metropolitana) ed ancora, ad esempio, sul Parco Nazionale dell’Aspromonte, o sul turismo termale o religioso (vedi la Varia di Palmi su tutti).

La terra e l’acqua, in una città con la conformazione di Reggio, dovrebbero incontrarsi in equilibrio e non essere nemiche, a discapito l’una dell’altra. Per lassismo o per incapacità, o per entrambi le motivazioni, quella che dovrebbe essere un’identità specifica si sta rendendo trasparente, quasi inesistente e il progetto del molo di attracco, così come lo stralcio del Waterfront targato Zaha Hadid ne sono la dimostrazione più lampante.

“Sui sedili posteriori. La ‘nuova libertà´ di Antonino Bartuccio”

La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha deciso di valorizzare la storia di Antonino Bartuccio, commercialista ed ex Sindaco di Rizziconi (RC), divenuto testimone di giustizia dopo aver denunciato le pressioni della ‘ndrangheta sull’Amministrazione comunale, in un progetto editoriale mirato a promuovere la culturale della legalità. Il volume, intitolato: “Sui sedili posteriori. La nuova ´libertà´ di Nino Bartuccio” e con l’introduzione della Presidente del CNO, Marina Calderone, sarà presentato il prossimo 21 giugno a Milano durante il Festival del Lavoro. (fonte http://www.consulentidellavoro.it)

Benefici contributivi vincolati ai contratti collettivi

Ai fini della fruizione dei benefici contributivi e normativi previsti dalle norme in materia di lavoro e legislazione sociale, il personale ispettivo dovrà controllare che il rispetto di accordi e contratti collettivi avvenga nel merito del trattamento economico e normativo effettivamente garantito ai lavoratori e non soltanto con una mera applicazione formale delle norme contrattuali. Queste le istruzioni fornite dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro con la circolare n. 7 del 6 maggio 2019.

Facendo seguito a quanto già illustrato con circolare n. 3/2018, l’Ispettorato torna dunque sull’applicazione delle disposizioni di cui all’art. 1, comma 1175, della L. n. 296/2006 che vincolano i benefici normativi e contributivi al possesso, da parte dei datori di lavoro, del documento unico di regolarità contributiva. Restano fermi gli altri obblighi di legge ed il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Con le nuove indicazioni, si supera così l’interpretazione letterale di questa norma che ha ispirato il comportamento di molti ispettori, i quali laddove ravvisavano la mancata integrale applicazione dei contratti disconoscevano automaticamente il diritto alle agevolazioni contributive e normative. A questi ultimi viene richiesto da oggi un’analisi più approfondita, che entri nel merito dei trattamenti effettivamente riconosciuti per legittimare la fruizione dei benefici di legge previsti. Secondo l’Ispettorato il “rispetto” richiamato dalla norma obbliga il datore di lavoro a corrispondere trattamenti economici e normativi equivalenti o superiori a quelli previsti da tali contratti, a prescindere da quale sia il contratto collettivo applicato o indicato nella lettera di assunzione. Attenzione, però, perché sono esclusi da tale valutazione quei trattamenti in favore del lavoratore che siano sottoposti, in tutto o in parte, a regimi di esenzione contributiva e/o fiscale, come il welfare aziendale. (fonte http://www.consulentidellavoro.it)

DE LUCA: Bonus Sud negato e l’assordante silenzio delle Associazioni di categoria

Il denegato Bonus Sud – previsto dalla Legge Finanziaria, ma escluso da un decreto Anpal per le assunzioni da gennaio ad aprile 2019 – non ha solo creato una grossa frattura del rapporto fiduciario esistente tra imprese e professionisti con lo Stato. Ha anche ribadito e sottolineato una realtà tanto negativa quanto perdurante ormai da molto tempo. Dopo lo “strappo” avvenuto il 19 aprile tutti ci saremmo attesi una rivolta dalle Associazioni di categoria di quegli imprenditori “traditi”. Ci saremmo attesi una vibrata e palese protesta da parte di coloro che rappresentano e che quindi dovrebbero tutelare gli interessi dei propri iscritti. Eppure, ce ne sarebbero motivi per far alzare alto il grido di allarme e di dolore della parte produttiva del Paese. A parte quelli legati alle modalità scelte per rendere operativo il bonus, compreso il ritardo di quattro mesi nella emanazione del decreto, ve ne solo altri che afferiscono alle motivazioni addotte per giustificare il mancato riconoscimento dell’incentivo per le assunzioni precedenti alla data del decreto direttoriale. Vi è da dire che negli anni scorsi il medesimo bonus ha visto i relativi decreti puntualmente pubblicati a ridosso dell’inizio dell’anno, rendendo dunque subito operativo l’incentivo. Quest’anno invece no! La ricerca dei fondi ha posticipato la pubblicazione del decreto con relativa dichiarazione di irretroattività del beneficio, presumendo “l’eventuale diniego che gli organismi comunitari avrebbero opposto in sede di verifica e rendicontazione della spesa”. Ma la tesi circa l’impossibilità della efficacia retroattiva degli incentivi per le assunzioni, in realtà, non regge al confronto di misure analoghe in vigore presso alcune regioni.

In Sicilia, ad esempio, è operativo l’avviso n. 21/2018 che incentiva le assunzioni di determinate categorie di lavoratori e finanziato con fondi europei del POR Sicilia 2014/2020. Il bando è stato pubblicato a giugno 2018 e “copre” le assunzioni a decorrere dal 1/6/2017.

Stessa procedura per la regione Lazio che nel mese di aprile 2017 ha attuato un avviso pubblico a valere sul POR Lazio 2014/2020 che prevede un bonus di €. 8.000 per assunzioni effettuate a decorrere dal 1/1/17. Strumenti di finanziamento comunitari identici a quelli utilizzati per finanziare il Bonus Sud. Quindi, delle due ipotesi ne può valere solo una: o le Regioni si vedranno contestata la rendicontazione o il Bonus Sud potrebbe (e dovrebbe) essere retroattivo. Detto questo, ritorna il dubbio iniziale. Ma di chi è il compito di rappresentare e difendere gli interessi delle aziende, prevaricate da questi provvedimenti che ne ledono palesemente gli interessi economici? Non certo dei professionisti, anche se sono gli unici che si ribellano. Ma dalle Associazioni di categoria sino al momento c’è stato solo un assordante silenzio. 

Rosario De Luca
Presidente Fondazione Studi Consulenti del Lavoro

(fonte http://www.consulentidellavoro.it)

Equo compenso anche ai giovani praticanti

Il Comitato Unitario delle Professioni accoglie con favore quanto annunciato la scorsa settimana dal Sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone sull’ ipotesi di assicurare un equo compenso anche ai giovani che intraprendono il praticantato professionale. La previsione, inserita nel Documento di economia e finanza, di introdurre “trattamenti congrui” per l’apprendistato nelle libere professioni può incoraggiare i giovani nella scelta del loro futuro professionale e assicurare loro maggiori tutele, soprattutto quando si accede al patrimonio di competenze ed esperienze degli studi. “Mi piace, oggi, sottolineare la rinnovata sensibilità di Morrone”, ha dichiarato a Italia Oggi la Presidente del CUP Marina Calderone, “anche per rimarcare l’esigenza che l’equo compenso sia un patrimonio delle categorie, che devono certamente guardare al futuro dei giovani. Tale indennità deve servire per entrare nel circuito professionale, senza soccombere e uscirne prematuramente”, ha puntualizzato, “al di là del fatto che parliamo sempre di una questione di dignità”. A commentare positivamente la proposta anche la Rete delle Professioni Tecniche guidata da Armando Zambrano, il quale ha sottolineato la necessità di introdurre una regolamentazione specifica per corrispondere un contributo economico ai praticanti. (fonte http://www.consulentidellavoro.it)

Pace fiscale: istruzioni per liti pendenti

Chiarimenti pratici sulla definizione agevolata delle liti pendenti, introdotta dal Dl 119/2018 (articoli 6 e 7), arrivano dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n.6/2019. La procedura è ammessa esclusivamente per le controversie tributarie in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado di giudizio, nelle quali il ricorso sia stato notificato entro il 24 ottobre 2018, e per le quali alla data di presentazione della domanda il processo non si è concluso con pronuncia definitiva. Dopo aver ricordato quel che rientra nel perimetro della definizione (contenziosi sugli avvisi di accertamento, i provvedimenti di irrogazione di sanzioni, gli atti di recupero di crediti d’imposta indebitamente utilizzati e in generale sugli atti impositivi che recano una pretesa tributaria quantificabile) chiarisce che non possono invece essere definite le liti che hanno ad oggetto ruoli, cartelle di pagamento e avvisi di liquidazione. Più in particolare la circolare spiega quali liti sono da considerarsi pendenti ai fini della definizione agevolata, come si determinano il valore della controversia, gli importi dovuti e le percentuali nei casi di soccombenza parziale. L’Agenzia ricorda poi che entro il prossimo 31 maggio i contribuenti interessati devono trasmettere in via telematica la domanda e pagare l’intero importo agevolato (o la prima rata in caso di rateazione per importi superiori ai mille euro). L’importo da versare è pari al 100% del valore della controversia in caso di soccombenza del contribuente o di ricorso notificato entro lo scorso 24 ottobre, mentre è pari al 90% in caso di ricorso pendente in primo grado e depositato o trasmesso alla CTP alla data del 24 ottobre 2018. Sono previsti inoltre pagamenti ridotti, pari al 40% e 15%, in caso di soccombenza dell’Agenzia in primo e secondo grado di giudizio, e pari al 5% del valore della controversia in caso di giudizio pendente in Cassazione nel caso in cui l’Agenzia risulti soccombente in tutti i precedenti gradi di giudizio. Se non vi sono importi da versare, la definizione si perfeziona con la sola presentazione della domanda.

La circolare illustra inoltre come definire in via agevolata i casi in cui il giudice di primo o di secondo grado abbia dato ragione in parte all’Agenzia e in parte al contribuente (casi di reciproca soccombenza). Infine, per quanto concerne la definizione delle liti che riguardano sanzioni non collegate al tributo, il documento di prassi precisa che questa particolare disciplina si applica a tutti i casi di pendenza delle controversie relative, incluse quelli pendenti in Cassazione. Invece, le liti che riguardano esclusivamente le sanzioni collegate ai tributi ai quali fanno riferimento, in cui manca però la definizione dell’importo relativo agli stessi, sono definibili in base alle percentuali fissate dal decreto relativamente allo stato e al grado della controversia (100%, 90%, 40%, 15% e 5%). (fonte http://www.consulentidellavoro.it)

Quota 100, opportunità di lavoro per un giovane su tre pensionati

Per effetto di Quota 100, nel 2019 un giovane su tre pensionati farà ingresso nel mondo del lavoro (circa 116 mila ragazzi under 30) in virtù di 314 mila richiedenti accesso al prepensionamento. Ipotizzando tassi differenziati per fondo previdenziale, infatti, si stima una percentuale di turnover pari al 37%. È quanto emerge da una prima stima sugli effetti della nuova misura contenuta nel d.l. 4/2019, condotta dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e illustrata dal suo Presidente Rosario De Luca durante il 22° Forum Lavoro/Fisco/Previdenza. Basandosi sui dati tratti dall’udienza informale dell’ufficio parlamentare di bilancio del 5 marzo scorso, la Fondazione Studi ha prodotto alcune stime sul tasso di sostituzione di quei lavoratori che quest’anno raggiungono i requisiti necessari per andare in pensione anticipatamente. Secondo le stime parlamentari accederanno a Quota 100 circa 63 mila autonomi (20%), 94 mila dipendenti della pubblica amministrazione (30%) e 157 mila lavoratori del settore privato (50%). La Fondazione ha analizzato, in particolare, lo storico del turnover calcolando le uscite per pensionamento per anno e gli ingressi permanenti nel mondo del lavoro (contratti a tempo indeterminato e apprendistato) di giovani con meno di trent’anni. Quasi due prepensionamenti su tre interesseranno aziende del nord Italia (36,6% nord-est e 26,5% nord-ovest), ai quali si aggiungerà un 20,6% di prepensionamenti nelle regioni del centro Italia. (fonte http://www.consulentidellavoro.it)

Equo compenso, Calderone: servono norme di dettaglio

A oltre un anno dall’introduzione, con il D.l. n. 148/2017, delle regole sull’equo compenso per i professionisti, la piena affermazione di questo principio resta complicata. Se da una parte alcune regioni hanno già provveduto a riconoscere una giusta retribuzione ai professionisti (Puglia, Sicilia, Toscana e a breve anche Lazio e Molise), dall’altra parte ci sono ancora alcune Amministrazioni pubbliche che non attuano le norme. A fare il punto su Il Sole 24 Ore è la Presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine e del CUP, Marina Calderone, alla luce dell’ultimo episodio che ha coinvolto il MEF, che ha pubblicato un bando per reclutare alte professionalità a titolo gratuito. “Occorrono norme di dettaglio – ha evidenziato la Presidente – perché la regola nazionale è una disposizione di principio molto ampia. Purtroppo il caso del Mef non è isolato”. Il CUP, immediatamente insieme alla Rete delle Professioni Tecniche, ha contestato quel bando di gara su cui il Ministero del Tesoro ha fatto in parte retromarcia. Ma è recente anche la decisione con cui il Consiglio di Stato ha dato ragione al comune di Catanzaro sull’affidamento a costo zero di un incarico di progettazione per il quale era previsto solo il rimborso spese. (fonte http://www.consulentidellavoro.it)

La “Svolta” reggina verso il dissesto

A prescindere da ogni personale convinzione, è innegabile che, con cadenza costante, dalle piazze reali e da quelle virtuali, così come dalle associazioni e dalla cosiddetta società civile, si percepisca un senso di smarrimento tangibile per l’andamento attuale della macchina politico-amministrativa che non garantisce servizi idonei ai cittadini.

In questo contesto, lo scorso mese, arriva la pronuncia della Consulta che ha definito incostituzionale la disposizione della Legge di Stabilità 2016 (governo Renzi) poi modificata dalla Legge di Bilancio 2017 (Gentiloni) che ha consentito agli Enti Locali in predissesto di spalmare su trent’anni il ripiano. Nello specifico la disposizione annullata è stata dichiarata in contrasto con gli articoli 81 e 97 della Costituzione sotto tre diversi profili: violazione dell’equilibrio del bilancio; violazione dell’equità intergenerazionale (per aver caricato sui futuri amministrati gli oneri conseguenti ai prestiti contratti nel trentennio per alimentare la spesa corrente) e violazione del principio di rappresentanza democratica (in quanto sottrae agli elettori e agli amministrati la possibilità di giudicare gli amministratori sulla base dei risultati raggiunti e delle risorse effettivamente impiegate nel corso del loro mandato). Dopo un silenzio assordante (deposito del 14/02/2019 e Pubblicazione in G. U. 20/02/2019 n. 8) a distanza di quasi un mese si è aspettata la Corte dei Conti per attivarsi?

Ma, al di là dell’azione “poco tempestiva” portata avanti, ritorna il refrain dei debiti generati in pregresso e la non responsabilità dell’attuale classe dirigente sullo stato di salute delle casse comunali.

Sorge, però, spontanea una domanda: se in questi anni i debiti sono aumentati (certificati dai bilanci approvati dalla terna commissariale e successivamente dall’attuale amministrazione), nonostante non siano stati pagati i debiti (in base, appunto, alla decisione, adesso cassata, di spalmarli in trent’anni) dove sono andati a finire i soldi incassati? Di servizi la città ne ha visti ben pochi. Basta guardare le condizioni in cui versa, basta analizzare la qualità della vita!

Ultimo, ma non certo isolato, il grido d’allarme giunto dall’Uppi e da Federproprietà che, riferendosi al loro settore di operatività, puntano il dito sul degrado edilizio ed urbanistico. Ma altrettanto sconcerto, per altre motivazioni, potrebbe registrarsi in ogni ambito economico e produttivo: alle ataviche problematiche si aggiungono, infatti, stati emergenziali che abbandonano il canonico significato di circostanza imprevista o di particolare difficoltà momentanea, per assumere i connotati temporali di disagi gravi e così incancreniti da caratterizzare e condizionare negativamente la vita dei reggini. Dalla mancanza d’acqua all’assenza di decoro, passando per strade disastrate e manutenzione generale inesistente, sino alla trasformazione dei portoni privati in discariche personali a causa di un servizio che definire insufficiente sarebbe già un complimento. Una città provata da anni di commissariamento durante i quali la burocrazia ha prevalso sul buon senso di adeguare le azioni al contesto sociale, sì è trovata a dover subire le non decisioni di una classe dirigente poco accorta sia in termini di programmazione a breve termine sia per ciò che concerne lungimiranza nel cercare di fornirle un’identità. Ed un luogo senza identità disorienta, inevitabilmente, i suoi cittadini.

Ogni amministrazione imbastisce percorsi che ritiene idonei al buon avviamento dell’iter immaginato in fase di insediamento, ma, a fronte di determinate situazioni, non sarebbe il caso di attuare un mea culpa e cercare di ritornare sui propri passi cedendo l’amor proprio all’amore per Reggio? I tempi non permettono più di stare ‘accoccolati’ sulle singole posizioni, arroccati sulla presunzione di essere sempre migliori di altri. La città merita uno scatto di orgoglio; merita che le sue forze migliori non si sentano spaesate e impossibilitate ad ottenere un dialogo proficuo basato su confronti costruttivi; merita che la sua classe dirigente le parli e lo faccia con la massima trasparenza possibile. Un rapporto alla città, che cammini con un rapporto con la città, che faccia sentire i reggini una comunità e non individui isolati, occupati a sopravvivere al degrado nel suo senso più ampio. Se è vero che la bellezza genera bellezza, allora si potrebbe affermare che il brutto generi il brutto. Ma nessuno può essere obbligato a vivere un decadimento causato da inerzia.