Dieci giovani provenienti da diversi paesi europei, a Reggio Calabria già da quindici giorni per un corso di lingua italiana, soggiorneranno in riva allo Stretto per altre sette settimane durante le quali potranno svolgere dei tirocini formativi sia in aziende private che in uffici pubblici. Questo il senso dell’iniziativa che vede coinvolta l’Amministrazione comunale reggina in partnership con l’associazione Epoca, presieduta da Gianfranco Sorbara. I ragazzi, accompagnati dal coordinatore del progetto Massimiliano Strati, sono stati ricevuti questa mattina a Palazzo San Giorgio dal consigliere Beniamino Scarfone che li ha accolti insieme a Francesco Cannizzaro, assessore al turismo del comune di Santo Stefano. “Il progetto – ha spiegato Scarfone – nasce nell’ambito della delega alle politiche del lavoro per la quale ho cercato di promuovere una serie d’iniziative che si legassero, soprattutto, alla formazione. Percorsi, quindi, da avviare confrontandoci con una logica europea che questo intervento aiuta a sviluppare sia per i tirocinanti che si confronteranno per qualche mese con il nostro territorio, sia per le realtà e le famiglie che li ospiteranno: insomma una sorta di ‘contaminazione’ reciproca che può solo rappresentare un veicolo positivo di scambi e conoscenze. Proprio basandomi su questo concetto, spero che l’iniziativa possa proseguire anche in futuro dal momento che abbiamo registrato grande interesse e da parte delle famiglie, e da parte delle aziende, nonché dagli Uffici Comunali, di cui evidenzio la disponibilità, in particolare l’Ufficio Europa e la Rete Civica”. L’assessore Cannizzaro, poi, ha voluto ringraziare l’Amministrazione di Reggio Calabria per il coinvolgimento del tessuto montano del comprensorio, affinché anche quest’ultimo possa essere conosciuto ed apprezzato per le sue caratteristiche. Un incontro che, inoltre, ha fornito ai giovani l’occasione per visitare Palazzo San Giorgio, approfondire il sistema dell’istituzione comunale e poter esprimere i loro pareri in merito all’esperienza che stanno vivendo.
Morisani e Scarfone sul futuro delle Circoscrizioni
Apprendiamo con favore la notizia relativa all’approvazione dell’ordine del giorno al Parlamento in occasione della discussione sul Mille Proroghe.
Questo ulteriore atto dimostra l’impegno della deputazione Pdl a favore dei nostri territori, affiancando, su questa vicenda, le proposte che in questi mesi il Gruppo consiliare comunale ha inteso portare avanti con dibattiti e documenti che rappresentano la traccia di un lavoro finalizzato ad un nuovo e concreto progetto di decentramento. Sulla questione grande attenzione e sensibilità, da subito, ha manifestato il senatore di Reggio, Valentino che, già prima dell’intervento censore del Presidente dello Stato Napolitano sul Mille Proroghe, si era attivato quale primo firmatario di una proposta di emendamento alla Legge concordata con i sottoscritti. Su tale determinazione, appresa la volontà del governo, dettata da Napolitano, di limitare ogni proposta o emendamento sul Mille Proroghe, avevamo, con la cautela che tale vicenda impone, anticipato un documento che, sulla scorta della mancata approvazione dell’emendamento, potesse essere sostenuto quale proposta di Legge e finalizzato a sanare una sorta di vacatio sul decentramento circoscrizionale che penalizza Reggio Calabria. Oggi sosteniamo la necessità, ribadita in pubblici incontri, che l’azione politica del centrodestra debba risultare caratterizzata da una concreta attività finalizzata alla risoluzione di questioni importanti, evitando la sterile enunciazione di principio che spesso creano false attese e da sempre sono retaggio di altre parti politiche. In questa direzione auspichiamo una sinergia con la deputazione per definire una strategia efficace e che possa interpretare coerentemente gli assunti del Pdl in Consiglio comunale che, con volontà storica, aveva già rideterminato le nuove circoscrizioni in sei macroaree municipali svecchiando un modello che risaliva al 1978.
gli imbarazzanti equivoci del Sindaco Raffa
Il dibattito politico che ruota attorno a Palazzo San Giorgio e sulla sindacatura del dottor Raffa si colora sempre più a tinte grigie. Quella che doveva essere un’esperienza amministrativa di transizione che doveva portare a nuove elezioni un centrodestra che aveva ben amministrato per otto anni si sta rivelando una vera e propria trincea piena di insidie dove a farne le spese c’è la città ed i suoi cittadini assieme a quei tanti amministratori che, guidati da Scopelliti, con amore e passione si sono dedicati per migliorare la propria terra. Ogni giorno, sempre con più insistenza, voci di corridoio, indiscrezioni giornalistiche, silenzi che stridono, ci regalano uno scenario lugubre di trasversalismi paralleli (per riprendere una frase da prima repubblica). Caro Peppe Raffa come fai a rimanere impassibile di fronte a dichiarazioni neanche tanto velate di inciuci? Tu che in questi mesi hai chiesto di rispettare, come giusto che sia, la tua libertà e soprattutto la tua dignità come fai a rimanere in silenzio quando si parla di “Raffa possibile candidato del terzo Polo o addirittura del Pd ?”. Queste mancate repliche, i silenzi negli ultimi consigli comunali, i solerti interventi dei consiglieri ed assessori di tua fiducia, assieme alla tua posizione sul bilancio, sul “caso” Orsola Fallara, sulle imbarazzanti tue presenze agli appuntamenti dell’opposizione ed alle assenze a quelli della tua (?) maggioranza mi spingono a chiederti di uscire allo scoperto: finiamola con gli equivoci. I reggini sai cosa hanno apprezzato in Falcomatà prima ed in Scopelliti oggi? La chiarezza e la fermezza nelle scelte, anche e soprattutto quelle difficili che possono apparire impopolari. Un vero leader trascina, determina, governa i processi e soprattutto lo fa alla luce del sole. Oggi, di fronte a noi, il Pdl e la coalizione tutta ha due importanti impegni con la città: continuare a governare in questa fase di transizione e vincere le prossime elezioni amministrative con Demy Arena, uomo che ha già dimostrato sul campo di avercele tutte le qualità per Governare la città più grande della nostra Regione. Io so cosa fare, tu?
40 anni dai fatti di Reggio, articolo per uno speciale della rivista di Laruffa
Così scriveva Gianni Rossi in un volume dedicato ai fatti di Reggio e stampato per raccogliere gli atti del convegno “A vent’anni dalla rivolta di Reggio”. Quell’appuntamento lo ricordo chiaramente -avevo 16 anni-, mentre non posso avere nessun ricordo “mio” dei fatti del ’70, visto che quando il popolo reggino intraprese una delle azioni di “ribellione civile” più importanti della storia moderna, non ero ancora nato.
Si dice che la storia la scrivano i Vincitori e che i Vinti non possano scrivere di Storia. Ma nei moti di Reggio chi ha Vinto e chi ha scritto la storia? Cosa rappresenta oggi quel fermento popolare?
Quando Roberto Laruffa mi ha chiesto di scrivere un contributo per lo speciale della rivista, non ho esitato neanche un istante. Come già detto, non ho ricordi personali di quei fatti, ma questa parte di storia della nostra città mi ha sempre affascinato. Ancora oggi, quando leggo o ascolto racconti legati a quelle settimane, la mia immaginazione corre soprattutto a quel grande senso comunitario che ha legato diverse generazioni, saldando rapporti che andavano oltre l’interesse del singolo: l’obiettivo era quello di lottare per difendere i propri diritti, il capoluogo senz’altro, ma anche e soprattutto la possibilità di sviluppo.
Quindi troppo allettante l’occasione per poter esprimere il mio punto di vista, non solo su quello che la rivolta ha significato, ma soprattutto su ciò che oggi rimane di un movimento di popolo che ha assunto tutti i connotati di una vera e propria rivoluzione contro uno Stato patrigno nei confronti di una comunità intera.
Senza indugi, per diversi aspetti, ritengo che racchiudere una rivolta di popolo entro precisi steccati ideologici, sia un grande errore: un approccio simile è valido tanto per i moti di Reggio, quanto per altre campagne rivoluzionarie.
Nel ‘900 ci sono stati moltissimi fermenti rivoluzionari che hanno visto come attori principali intere popolazioni, spinte da una forte volontà di autodeterminazione e raccolte attorno a leader che con coraggio hanno rappresentato le istanze comuni, leader che sono stati spesso “colorati” politicamente: uno degli esempi più indicativi è quello di Ernesto Che Guevara, “protagonista” di diverse rivoluzioni. So di poter apparire un alieno proveniente da Marte agli occhi di tanti, ma figure come quelle del Che, storicamente mitizzate come “rosse”, hanno trovato molti sostenitori anche a destra. Non è mia intenzione etichettare nessuno, tantomeno il Che, tanto più che le mie visioni personali sono profondamente diverse, ma l’idea di un monopolio esclusivo dei rossi sulla figura del Guevara, è un falso. Infatti il Che antiamericano e antimperialista è stato anche un’icona della destra movimentista, apprezzato come guerrigliero coraggioso, combattente per la libertà e l’indipendenza. Altrettanto significativi sono stati i consensi che, anche a destra, si sono raccolti attorno alle istanze degli indiani d’America, dell’Ira, dei palestinesi e dell’Intifada, o ancora dei vietcong contro i marines.
Affrontare la rivolta di Reggio, a quarant’anni di distanza, con un approccio ideologico sarebbe un grave errore, anche perché come sta emergendo ultimamente, nonostante i partiti abbiano assunto posizioni differenti, le barricate non hanno avuto un colore politico. Quel movimento di uomini e donne, che hanno animato lunghi mesi di lotta in città, è stato trasversale e interclassista, ed ha unito i reggini, anche quelli residenti in altre regioni d’Italia, contro un potere che, a seguito dell’istituzione delle Regioni, assumeva con violenza delle decisioni che la partitocrazia dell’epoca imponeva con arroganza.
I partiti si schierarono in maniera differente, è vero. La democrazia cristiana, in grande difficoltà essendo autorevole forza governativa a tutti i livelli, ebbe il proprio uomo di punta nell’allora Sindaco Battaglia che si distinse quale uomo d’azione, mentre la sinistra, per paura o più verosimilmente perché la protesta era interclassista e quindi fuori dagli schemi della sinistra classica, decise di rimanere “fuori” dalla rivolta, prendendone le distanze a tutti i livelli. La destra, dopo un iniziale momento di imbarazzo, “sposò” la causa e i suoi uomini divennero addirittura leader della protesta: Ciccio Franco su tutti. Infine un ruolo decisamente vicino alle ragioni del popolo, va riconosciuto all’Arcivescovo e al Clero cittadino (Ferro e Nunnari su tutti).
In questo clima politico/partitico diviso, la Rai prima, e tutta la stampa poi, dimostrarono quanto l’informazione possa essere funzionale al potere ed ai partiti di riferimento (Governativi e non): etichettarono da subito la rivolta come “reazionaria e fascista”. E’ vero che la Chiesa e l’allora Msi seppero guadagnarsi la fiducia dei reggini, assieme a tanti uomini e donne che si ribellarono alle logiche partitiche centrali e locali, ma questo non significa che quella sommossa sia stata clericale o fascista. Il consenso che nel ’70 e negli anni a seguire, la destra conquistò è da ricondursi proprio al fatto che Ciccio Franco riuscì ad essere interprete di bisogni e istanze comuni. Il “popolo” seguì Franco, dentro e fuori le barricate, non per l’ideologia in cui lui credeva, ma per la battaglia civile che stava conducendo.
Non è sicuramente corretto stigmatizzare, o comunque affermare che la destra abbia sfruttato il movimento popolare per mero tornaconto politico. Non lo è per tante ragioni. Se la destra ha avuto delle colpe in riferimento alla rivolta del 1970, esse vanno individuate sicuramente negli anni a seguire. Soprattutto negli ultimi vent’anni. La colpa che personalmente posso ascrivere alla classe dirigente della mia parte politica è forse quella di aver preso spesso spunto da quelle tematiche nella dialettica politica, ma di non essere riuscita a istituzionalizzarle, o quantomeno a creare dei momenti di condivisione per le future generazioni: penso ad un museo della rivolta o ad una fondazione. Per trovare libri, film e documentari di livello, dedicati alla rivolta, dobbiamo andare indietro solo di qualche anno. E anche in questo caso, la maggior parte del lavoro è da ascriversi a singoli, perlopiù giovani.
Parlando con i miei coetanei, e in generale con i reggini degli anni ’80 e ’90, riscontro un’ignoranza pressoché totale su alcuni temi: ad esempio sanno poco o niente della grande beffa del pacchetto Colombo. Del quinto centro siderurgico di Gioia Tauro, della Liquilchimica di Saline Joniche, e ancora dell’Officina grandi riparazioni delle ferrovie, rimane veramente ben poco, se non la tanta ferraglia ed un porto che sa tanto di “vorrei, ma non posso”. La “città ribelle” ha dovuto aspettare più di vent’anni per vedere riconosciuto il proprio diritto allo sviluppo; tanto più che è servito l’aiuto dell’allora Papa Wojtyła e di un’apposita legge dello stato (D.L. 166/1989 – interventi urgenti per il risanamento e lo sviluppo della città di Reggio Calabria), che all’art. 1 afferma >.
Questa situazione ha rappresentato un terreno fertile dove per tanti, troppi anni, si è radicato ed è cresciuto sempre più un sentimento di diffidenza nei confronti della politica.
Un primo segnale di speranza è arrivato verso la fine degli anni ’90 da sinistra, con l’allora Sindaco Italo Falcomatà. Un reggino che rimarrà nella storia della città per il modo pacato di rivolgersi alla gente, inaugurando una nuova stagione politica di avvicinamento ai bisogni reali dei cittadini. Dal problema quotidiano del singolo al ripristino dell’aquila con il fascio littorio nella storica piazza del popolo (non ce la fece sic!), Falcomatà si mosse rivolgendosi a tutti, cercando di superare una diffidenza nei confronti della politica forte e radicata, sempre partendo dal presupposto che un popolo senza memoria è un popolo che non ha futuro.
Sul versante istituzionale della destra a rompere gli schemi fu proprio un giovane che, come me, non ha ricordi diretti di quei fermenti: Giuseppe Scopelliti. Da Presidente del Consiglio Regionale nel 2000 riuscì a far ultimare i lavori del palazzo del Consiglio Regionale. Da Sindaco della città, legando fortemente l’azione amministrativa con l’amore per la città “prima di tutto”, ha avviato una rivoluzione culturale che ha riacceso le speranze. Sul fronte storico, lo stesso Scopelliti ha rotto gli indugi dedicando due importanti aree del lungomare ai caduti dei moti ed al leader dei boia chi molla Ciccio Franco, dando un giusto riconoscimento ai sacrifici di un popolo. Da Presidente della Regione ripete che distorsioni e disattenzioni verso interi territori non devono più accadere.
Oggi, del fermento popolare dei fatti di Reggio, oltre ad un forte campanilismo, rimane l’amore per la nostra terra e la voglia di difenderla. Le barricate del 2010 non devono essere fatte in strada, bensì nelle sedi decisionali opportune, con lo stesso spirito che ha portato la classe politica reggina, da destra a sinistra, ad ottenere lo storico risultato del riconoscimento della Città Metropolitana. Da qui sicuramente bisogna ripartire.

19 anni dalla scomparsa del sen. ciccio Franco
Il diciannovesimo anniversario di morte di Ciccio Franco è stato scandito da una serie di
iniziative che ha coinvolto enti e soggetti diversi sia a livello istituzionale che partitico. I
circoli del fare ed Azione Giovani-Giovane Italia sono stati presenti, come accade ormai
da anni, nelle celebrazioni del 16 novembre, e lo hanno fatto con una emozionante
deposizione di fiori presso la stele dedicata al condottiero vociante dei moti di Reggio,
sul lungomare cittadino. L’evento, seguito all’altrettanto importante commemorazione
dell’Amministrazione comunale, ha visto la partecipazione di esponenti politici e della
società civile, con in testa il Sindaco ff Giuseppe Raffa ed Antonio Franco, nipote del
senatore missino.
Per noi ogni anno si rinnova un ricordo fondamentale, e dal punto di vista partitico e
da quello sociale, che non contribuisce solo a mantenere accesi i fari su di un uomo
speciale, ma anche ad emancipare valori ed idee utili alla crescita della nostra città e di cui
Ciccio Franco è stato un attivo sostenitore. Se oggi Reggio viene annoverata tra le arre
metropolitane d’Italia, classificandosi tra l’altro come la più grande e popolosa città della
Calabria, il merito va attribuito anche a chi, come Ciccio Franco, ha accompagnato nella
crescita politica i personaggi che oggi amministrano il comune ed il suo comprensorio,
gettando le basi per una crescita economica e culturale dove l’autodeterminazione deve
sempre fare da padrone.
la centenaria Battaglia
Anche il sindaco Giuseppe Raffa ha presenziato alla festa per i cento anni di Giuseppa Battaglia, nata a Pozzallo in provincia di Ragusa il 20 ottobre del 1910 e residente da tempo in via Manfroce nella zona nord della città dove oggi vive circondata dall’affetto di figli e nipoti. A festeggiare la nonnina centenaria c’era in particolare la figlia Caterina che in tutti questi anni le è stata sempre vicina e Sebastiano giunto direttamente da Trieste dove risiede dal 1961 dove svolge l’attività di finanziere.
L’anziana cittadina, tra un aneddoto e l’altro raccontato ai presenti, ha mostrato di accogliere con entusiasmo e simpatia le manifestazioni d’affetto degli amici e dei cari e la presenza del Primo Cittadino raccontando i cento anni della sua vita e il segreto per mantenere la longevità.
Il sindaco Raffa ha consegnato a Nonna Giuseppa una targa ricordo a nome dell’Amministrazione Comunale alla presenza dell’assessore Paolo Gatto, del consigliere Beniamino Scarfone e dell’arch. Maurizio Pontoriero, promotore dell’iniziativa.
Amato sulle dichiarazioni programmatiche di Massimo Canale
Adesso si comprendono le recenti lotte intestine che negli ultimi mesi hanno tenuto banco nel mondo comunista reggino. Già perché alle discussioni legate ai giochi di potere, la sinistra cittadina affronta ormai un vero e proprio problema di identità, di cui uno dei suoi massimi esponenti locali, il candidato a sindaco Massimo Canale, ne è l’artefice.
Non che la cosa ci preoccupi più di tanto, anzi, rende più ferma l’idea dell’inesistenza di un’alternativa al centrodestra nell’amministrazione della nostra città. D’altronde è stato lo stesso Canale a sottolineare ciò in una sua recente nota stampa, in cui, forse senza troppo rendersene conto, ha elogiato il lavoro condotto negli ultimi anni a Palazzo San Giorgio per ciò che concerne il settore delle politiche giovanile. Non è possibile negare l’evidenza! Due delle più importanti “dichiarazioni programmatiche” della campagna elettorale del candidato a Sindaco, infatti, sono già realtà, grazie alla appena trascorsa Amministrazione Scopelliti. Partiamo dalla prima di esse: la Consulta Giovanile. Il consigliere Canale immagina un’assemblea permanente dei giovani all’interno di Palazzo San Giorgio, utile al suggerimento di idee agli organi deliberativi del Comune che determini una nuova partecipazione attiva nella gestione della cosa pubblica per i giovani. Solo per i più “sbadati”, mi preme ricordare come il 28/08/2007 il Consiglio comunale ha approvato l’odg di modifica dello Statuto comunale mediante l’istituzione della “Commissione per le politiche giovanili”. Strano a dirsi ma non è la casuale dimenticanza di Canale a far scalpore, bensì il fatto che il punto in questione sia stato approvato all’unanimità dei votanti, con la sola astensione proprio del consigliere del Partito dei Comunisti Italiani. Per onor di cronaca, l’odg, frutto di un costante impegno di tanti, ma soprattutto dei giovani consiglieri Beniamino Scarfone e Daniele Romeo, a breve produrrà ufficialmente i suoi effetti con la stesura di un apposito Regolamento indicante le modalità di composizione, di esercizio e di formazione della Commissione per le politiche giovanili, che approderà in Consiglio il prossimo 26 ottobre. Il secondo punto sul banco degli imputati è la lodevole proposta di Canale di “creare un legame permanente con il mondo universitario: elaborando progetti, fornendo ai giovani studenti, laureati e ricercatori, esperienze guidate professionalizzanti…”. Proposta appunto lodevole ma già partorita sempre dal consigliere Scarfone, nelle vesti di delegato del Sindaco alle politiche del lavoro, sotto forma di voucher individuali per l’accesso a master e tirocini formativi. Ora, a noi dei Circoli del Fare, ma penso a tutti i giovani della destra reggina, una domanda sorge spontanea: non è che per caso Canale stia lavorando alla scalata a Palazzo San Giorgio utilizzando l’agenda politica del centrodestra? Questo, seppur improduttivo, vista l’impossibilità che gli elettori reggini diano fiducia a questa inconcludente opposizione, evidenzia comunque un elemento fondamentale, vale a dire il riconoscimento degli effetti positivi, ad opera proprio del centrosinistra, dello scopellitiano Modello Reggio.
“ATREJU 2010”. Scarfone (Pdl) contro la soppressione delle Circoscrizioni
«Una legge finanziaria non può cancellare le circoscrizioni. Senza affrontare un serio dibattito, a tutti i livelli, non può essere soppresso il primo anello di congiunzione fra il territorio e l’istituzione comunale». E’ quanto affermato dal consigliere comunale Pdl Beniamino Scarfone, intervenuto in occasione dell’ assemblea dal tema “La lotta dei giovani del Pdl nelle istituzioni”, compresa nel programma di “Atreju 2010” la festa nazionale della Giovane Italia in corso a Roma. Un’incontro cui hanno preso parte Mario Valducci e Giovanni Collino, e che ha registrato la presenza dei giovani parlamentari nazionali ed europei e degli amministratori locali under 35. «Appare grave– ha proseguito Scarfone – che per eliminare quella che è stata per tanti una importante palestra politica, si utilizzi uno strumento meramente economico-finanziario, come se la questione degli sprechi possa ricondursi alle poche risorse necessarie al sostentamento di questi presidi territoriali. Di certo, così come sono concepite, le circoscrizioni sono poco efficaci. Ma tutto si può modificare: giova qui rammentare la decisione assunta dal Consiglio comunale di Reggio Calabria, che accogliendo l’emendamento presentato su mia proposta, ha assegnato proprio alle Circoscrizioni delle precise ed importanti deleghe».
lotta al lavoro nero, portate a termine le attività procedurali del progetto ministeriale W.I.N.
Il progetto W.I.N. (Work Intelligence Network) entra nella fase operativa dopo che il sindaco Giuseppe Raffa ha consegnato le chiavi dei locali che ospiteranno il “data center”, finanziato nell’ambito del PON “Sicurezza per lo Sviluppo”. L’iniziativa mira a contrastare e combattere la diffusione del lavoro irregolare nelle quattro regioni dell’Obiettivo convergenza (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia), fornendo ai servizi ispettivi sul territorio uno strumento in grado di orientare l’attività di vigilanza. La struttura avrà il compito di integrare, raccogliere, analizzare e riportare ad una visione sistemica i dati non uniformi e disomogenei dei vari enti ed organismi coinvolti nelle attività istituzionali. Il progetto W.I.N. è nato da un protocollo d’intesa tra il Comune di Reggio Calabria e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Alla consegna delle chiavi al dirigente per l’Innovazione Tecnologica e la Comunicazione del Ministero del Lavoro, Daniele Lunetta, erano presenti l’assessore al Patrimonio edilizio del Comune Michele Raso; il delegato del Sindaco alle politiche del lavoro Beniamino Scarfone; il presidente della Re.Ca.S.I. Franco Germanò e il deputato Nino Foti, componente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati. Il “Data center” sarà ospitato al Cedir, in locali concessi dalla Giunta municipale con delibera dello scorso 13 maggio.
Per 15 anni il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali avrà una sede a Reggio Calabria che “da ora in poi, potrà contare sul Ced, uno strumento indispensabile e fondamentale – sottolinea Daniele Lunetta – per raccogliere i dati e metterli a sistema contrastando così il lavoro irregolare”.
“Questa è un’ulteriore soddisfazione per l’Amministrazione Comunale che, in meno di un mese, ha portato a termine le attività procedurali del progetto W.I.N. – aggiunge il sindaco Raffa –. Dimostrazione di efficienza della nostra attività amministrativa che ci ha consentito, grazie alla sensibilità dell’Assessore Raso, di completare in brevissimo tempo tutte le incombenze a nostro carico.
Siamo certi che la sinergia con il Ministero e il supporto tecnico della Re.Ca.S.I ci consentirà di raggiungere gli obiettivi prefissati ma soprattutto, con questo importante progetto, contribuiremo a combattere il lavoro nero, tutto a vantaggio delle imprese e dei lavoratori”.
Le varie fasi di sviluppo del progetto sono pubblicate sul sito della Re.Ca.S.I, www.recasi.it: un ulteriore supporto messo a disposizione degli utenti per seguire, passo dopo passo, l’attività ispettiva del progetto W.I.N.
ATTENTATO INTIMIDATORIO A PIGNATONE
“L’ennesimo atto intimidatorio nei confronti di uomini dello Stato impegnati in prima linea contro le mafie non può che essere accolto con grande sdegno.
Oggi il bersaglio è il vertice della procura reggina, ma come ieri altri colleghi del dott. Pignatone sono stati “attenzionati”, con gesti più o meno eclatanti, da parte di chi vuol far credere di non temere lo Stato ostentando strafottenza.
La politica, l’associazionismo, i sindacati, la gente comune devono sostenere il dott. Pignatone, la magistratura, gli altri operatori della giustizia e delle forze dell’ordine che quotidianamente, mettendoci la faccia, combattono frontalmente questa piaga sociale che ipoteca seriamente il futuro di interi territori.
Comunque la strada intrapresa è sicuramente quella giusta. Questi vili gesti, verosimilmente, ci devono fare capire quanto le mafie temano di essere sconfitte da parte di uno Stato che “attaccando” i patrimoni e “scovando” i latitanti sta tagliando le arterie principali di un sistema che così facendo può entrare in cortocircuito.”



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